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Personal Branding: spunti per la costruzione del proprio brand personale

Scritto da Giorgio Minguzzi il 26 Novembre 2018

Come costruire il proprio Personal Branding? Quali strumenti possiamo usare per iniziare un’operazione che di fatto, una volta iniziata, non ha mai fine?
Oggi parliamo di azioni semplici da mettere in opera per iniziare dal basso a costruire il proprio brand personale, senza assumere un personal branding manager.
Ascolta “Personal Branding: spunti per la costruzione del proprio brand personale – Alessandra Catania” su Spreaker.
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A tenerci compagnia in questo episodio ho inviato Alessandra Catania.
Per chi non conoscesse Alessandra Catania, Alessandra è una content manager, cioè una persona che aiuta le aziende e i professionisti a creare e gestire le parole online.
Alessandra proverà a spiegarci l’importanza del personal branding e ci darà alcuni consigli su come costruire un brand personale che sia professionale senza avere la pretesa di far fuori la vostra personalità.
Personal Branding
D-Alessandra, non c’è mai una seconda occasione per fare una prima buona impressione. Però è anche vero che mediamente si vende dopo 5 contatti con il cliente. Il personal brand conta solo per accendere il rapporto oppure il suo effetto continua anche durante la trattativa?
R. E’ proprio la prima impressione che ti fa arrivare al contatto successivo. Senza quella tutto il resto diventa decisamente in salita oppure non avviene affatto. La thin slice, così come viene definita, è quel lasso di tempo che va da pochi secondi a 5 minuti al massimo, in cui chi osserva elabora con precisione e accuratezza una conclusione o meglio una valutazione su ciò o chi sta osservando. E lo fa basandosi sulle emozioni e sugli atteggiamenti di chi interagisce. Si tratta di macro elementi come simpatia, fiducia, competenza, dominio, nervosismo, calore, simpatia, espressività, simpatia e gentilezza.
Aspetti che hanno a che fare con il comportamento non verbale e che influenzano tutto quello che avviene da quel momento in poi, quindi anche durante una trattativa. Perciò attenzione al sorriso, al contatto visivo, ai gesti a mani aperte, all’instabilità, alla postura rigida, a come vi muovete sulla sedia.

D-Si vedono tanti stili diversi di personal band. C’è chi fa partecipi le persone della propria vita privata e chi resta sul professionale tenendo riservate, famiglia, passioni, orientamento politico etc… Come posso fare ad essere professionale senza rinunciare ad essere “umano”?
R. Ti rispondo in modo secco: non puoi, nel senso che le nostre due sfere sono complementari e, a mio parere, inseparabili. Le aziende, soprattutto quelle più strutturate che quindi hanno la necessità di affrontare progetti più complessi e di lunga durata, cercano sempre di più un professionista che abbia prima di tutto delle precise caratteristiche personali e poi professionali. Quindi il lato “umano” come lo chiami tu, deve esserci anche se decidiamo che il nostro profilo social è prevalentemente professionale. Tuttavia, in questo equilibrio precario che cambia con la stessa velocità con cui cambiano le piattaforme su cui lavoriamo, il modo in cui stiamo sui social, deve essere una nostra scelta. La strategia di un buon personal branding si basa anche su questo. Sul modo in cui vogliamo comunicare noi stessi, sulla nostra coerenza e sulla nostra autenticità di persone.

D-Tanti social e tanti registri diversi: instagram, facebook, snapchat, tiktok…persino tinder. Ogni isola dell’arcipelago digitale ha la sua lingua e il suo stile, come faccio ad adattarmi restando me stesso in ognuno di questi contesti, senza rovinare la mia reputazione digitale per quello che faccio in un particolare social, magari più scanzonato?
R. Conoscendo la lingua italiana per esempio! No, non sto scherzando e non vorrei essere presa per una maestrina presuntuosa, ma se ci pensi le parole sono ancora la prima fonte di comunicazione a nostra disposizione. Io dico sempre che Internet è scritto con l’inchiostro. Tutto ciò che scriviamo, sui social, su un blog, in un commento rimane. E rimane esattamente come lo scriviamo, nonostante gli strumenti di correzione post pubblicazione che abbiamo a disposizione. Non si tratta di adattarsi al mezzo, o almeno lo è in parte. Twitter ha un numero limitato di caratteri da usare e ha una dinamica molto veloce quindi è necessario essere creativi. L’aggancio, quello che nel public speaking si chiama hook deve essere diretto e saldo. A mio parere, la migliore arma, oltre ad una perfetta conoscenza della lingua, è l’ironia, quella cosa che suscita un sorriso e il secondo dopo fa nascere una riflessione. L’ironia non è mai offensiva. Si basa sul rispetto e su un altro elemento fondamentale: la differenza tra il lettore modello e quello reale.
Poco tempo fa mi è successa un fatto che poi ho usato in occasione di uno speech che ho tenuto per Donne Digitali 2018 a Reggio Emilia. Avevo scritto un post raccontando cosa mi era successo durante la mia permanenza a Milano. Il mio non era un attacco alla città ma a quelli che mi avevano messo in una situazione davvero difficile. Eppure, una delle persone che ha commentato non ha colto il senso di ciò che avevo scritto che pure era chiaro per altri che avevano commentato. Da questo episodio ho appreso due lezioni: primo, non dare mai per scontato che ciò che si scrive sia chiaro e intellegibile per tutti. Bisogna sempre farsi questa domanda prima di postare, perché poi è quello che può succedere con un cliente; secondo, il flusso di lettura sui social è molto rapido. Si leggono le prime righe e poi si commenta. E questo succede sempre. Anche quando si condivide il link a un articolo senza nemmeno averlo letto. Quindi, visto che non sai mai quale sarà la reazione ad un post, mai abbandonare la discussione a sé stessa, lasciando che chiunque possa scrivere sul nostro profilo ciò che vuole. I nostri profili, il nostro blog, sono casa nostra. Fareste mai entrare chiunque lasciando che vi distrugga il mobile buono del salotto, ovvero la vostra reputazione?

D-Cosa dobbiamo scrivere sui social per essere noi stessi senza da un lato fare un’apologia della nostra vita. Si vedono dei profili di gente così finta e con una vita così splendida che il primo sentimento che suscitano è l’invidia, ma l’invidia ti fa vendere? Ti qualifica coi clienti?
Business Model YouR. Ognuno di noi ha un proprio percorso personale e professionale. E’ su questo che dobbiamo concentrarci. Sembra una frase fatta, quasi da life coach, ma poi si ripercuote esattamente su quello che scriviamo. Qualche anno fa ero ad una convention di travel blogger e uno degli speaker disse una frase che io da allora ho sempre inserito nelle mie presentazioni: be true with your audience. A cui ho aggiunto quella di Ogilvy, il fondatore della famosa agenzia di comunicazione americana: il consumatore non è uno stupido. Il consumatore è tua moglie”. Il cliente non è uno stupido. Sa capire se dietro ciò che scrivi o alle immagini che posti c’è una verità solida oppure te la stai semplicemente raccontando. L’invidia? Ci sono stati momenti nel passato in cui mi chiedevo perché agli altri sì e a me no. Ma poi ho capito che dipende da me, dipende tutto da noi. Perché sprecare energie quando si possono investire in una gestione attenta dei propri profili social?

D-Se quello che siamo traspare da come gestiamo i social, come facciamo ad essere padroni di quello che fanno gli altri sul nostro profilo?
R. Ecco. Appunto. Lo spiegavo prima. Semplicemente non si deve lasciare la porta aperta a tutti. I nostri social sono casa nostra. Non possiamo postare e aprire una discussione senza controllare quello che sta avvenendo e senza una anche minima moderazione. Quindi come sempre abbiamo una scelta: se non possiamo controllare ciò che sta avvenendo, meglio evitare oppure farlo in un momento della giornata in cui siamo liberi di farlo.

D-Concretamente cosa possiamo fare per costruire il nostro personal brand? Ci consigli qualche azione che possiamo mettere subito in opera per iniziare a curare il nostro personal brand?
R. Innanzitutto decidete cosa fare. Mantenere il profilo come strumento di divertimento pur sapendo che qualche potenziale cliente può arrivarci e leggere anche ciò che avete postato in un momento di totale mancanza di lucidità oppure solo per gioco? Aprire una pagina e mantenere un tono formale? Io consiglio sempre e solo una cosa: siate voi stessi, esattamente come siete nella vita perché tanto un cliente che vi contatta via social, capirà come siete nel preciso istante in cui vi siederete dall’altra parte del tavolo.

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Note della puntata

Potete seguire Alessandra Catania su 21 Grammy oppure sul suo sito personale, alessandracatania.it.
Se vuoi ascoltare il podcast di Alessandra, lo trovi su: “Romagna amore mio” se vuoi ascoltarlo in italiano, mentre puoi scegliere “Romagna with my eyes
Mentre se vuoi scaricare il modello del Personal Branding Canvas che ha citato Alessandra durante l’episodio, puoi farlo da qui.
Se vuoi approfondire questi temi, il consiglio è quello di leggere “Personal branding. Promuovere se stessi online per creare nuove opportunità” di Luigi Centenaro e “Business model you. Il metodo in una pagina per reinventare la propria carriera“.

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