Criptovalute e Fisco Italiano

Crypto-Fisco: Criptovalute e Fisco Italiano

Scritto da Giorgio Minguzzi il 27 Luglio 2020

Come posso dichiarare le plusvalenze che realizzo con il trading delle cripto?
Quale rapporto intercorre fra le criptovalute e il fisco italiano?
Oggi parliamo di CriptoFisco… 😉 perché lo so che vi interessa.
Eh già lo so che vi piacciono i guadagni passivi lo so lo so e vi ha impressionato un sacco la puntata 229 sull’arbitraggio delle criptovalute. Non è mai capitato che scriveste così tante domane.

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Vi piace guadagnare senza lavorare senza fare niente! Se sbattete le pupille vedo già roteare il simbolo dei soldi. Ma le tasse? Come si fa con le tasse?
La puntata su l’arbitraggio delle criptovalute ha raggiunto in assoluto il record delle interazioni e delle domande, di cui la maggior parte verteva su un solo argomento: le tasse!
So che vi preoccupa perciò cerchiamo oggi di portare un po’ di chiarezza sull’argomento: Criptovalure e Fisco Italiano.
Vi capisco, avete scoperto una cosa che genera profitti passivi interessanti. Avete scoperto un modo sicuro di generarli senza che per forza le vostre criptovalute siano conferite a soggetti terzi ad altri e vi state chiedendo: mmm, e le tasse? E il fisco?
Crypto-Fisco: Criptovalute e Fisco Italiano

Anche sulle Criptovalute il fisco reclama la sua parte

Certo che il fisco reclama la sua parte ci mancherebbe altro perciò è bene sapere tutto e sapere cosa fare e come muoversi. Proprio per questo Ferdinando Vighi (il mio partner in crimes che sentirete con me in questa puntata) ed io ci siamo rivolti a un giovane fiscalista che ha una grande esperienza nel campo delle criptovalute: Federico Migliorini.

Per chi non conoscesse Federico Migliorini, Federico è iscritto all’albo dei dottori commercialisti di Firenze e all’albo dei revisori legali, e ha aiutato molti possessori di criptovalute nei loro adempimenti con il fisco. Vi dico subito che Federico è stato gentilissimo ed ha accettato anche di partecipare ad un webinar, che si terrà il 3 agosto.

CriptoFisco: il webinar che chiarirà tutto

L’argomento che trattiamo oggi è troppo complesso per essere trattato adeguatamente in una puntata di Merita Business Podcast. Oggi avrete una sorta di antipasto perché le domande che mi avete inviato erano così tante e così specifiche da essere incompatibili con la durata del podcast. Avrei fatto una puntata lunghissima e poi Merita non è neanche adatto a questo tipo di episodi perciò vi dico subito che degli appunti della puntata ci sarà la possibilità di iscriversi a webinar gratuito dedicato a questo tema webinar in cui ci sarà spazio per le vostre domande a cui Federico, diciamo, si è reso disponibile a rispondere.

Questo webinar è programmato per il 3 agosto alle 11.00 e ci sarà la possibilità di recuperare il replay anche dopo il 3 di agosto.

Federico, gli ascoltatori si sono piano piano “impratichiti”, sono diventati coscienti e hanno idea di cosa sia una criptovaluta. Quello però che hanno difficoltà a capire, eh forse anch’io ho difficoltà a capire, è cosa sia una moneta virtuale per il fisco. Cioè, sembrerebbe non esistessero, poi le vogliono nell’RW. Che cos’è per il fisco una una criptovaluta?

[MIGLIORINI] Okay allora diciamo che il Fisco non ha mai fornito una vera e propria definizione di moneta virtuale. Le uniche definizioni che ad oggi abbiamo, o meglio quelle più pertinenti sono quelle che derivano: o dalla normativa antiriciclaggio decreto legislativo 231 del 2007, oppure quelle della Banca d’Italia. La normativa antiriciclaggio ci dice che una moneta virtuale non è altro che una rappresentazione di valore digitale che non è emessa, né da una banca centrale né da un ente pubblico, e che non è legata diciamo né ad una valuta diciamo, e nemmeno ad una moneta in circolazione ma è diciamo, questa rappresentazione di valore che può essere accettata da persone fisiche e giuridiche, e utilizzata come mezzo di scambio e quindi, può essere memorizzata e scambiata elettronicamente.

Questa è la definizione più pertinente e poi ripresa anche dalla Banca d’Italia, che ci dice appunto che questa moneta virtuale non è altro che una rappresentazione di valore digitale e può essere memorizzata e scambiata elettronicamente dai vari soggetti. Poi da qui, derivano poi tutte le considerazioni che faremo a livello fiscale.

Chiaro, ma ho ancora dei dubbi. Quindi la domanda che ora ti faccio è: in Italia come come siamo messi? Qual è lo stato dell’arte? Come vengono considerate dal nostro Paese le crypto?

[MIGLIORINI] Sì, come dicevo prima… eehh, diciamo non c’è una normativa giuridica su le criptovalute in Italia. Quindi questo argomento è stato indagato sia dalla dottrina sia dall’Agenzia delle Entrate. E l’Agenzia delle Entrate che cosa ha fatto? Sia è allineata ai principi che diciamo, sono venuti fuori dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, e ha aderito a questa impostazione che ha dato la Corte di Giustizia, che ha assimilato le valute virtuali, proprio alle valute estere. Quindi, questa assimilazione valuta virtuale = valuta estera è quella che ci accompagnerà in tutta questa descrizione di quelle che sono le valute virtuali da un punto di vista fiscale. Su questo punto si è espressa diverse volte l’Agenzia delle Entrate…

Il punto principale è quello della risoluzione 72 del 2016, ma poi ci sono anche diversi interventi di interpelli delle direzioni regionali, tutti che si rifanno diciamo si allineano a questa sentenza della Corte di Giustizia Ue che, diciamo, assimila valuta virtuale a valuta estera.

Ecco! Com’è l’inquadramento ai fini Iva delle criptovalute? Che questa è una domanda che ricorre spesso tra gli ascoltatori del podcast.

[MIGLIORINI] Certo, ma intanto bisogna dire che l’inquadramento ai fini Iva non interessa il privato cittadino che acquista una valuta virtuale interessa gli operatori economici e diciamo, per quanto riguarda questo, il trattamento Iva, anche qui l’Agenzia delle Entrate si allinea sempre alla Corte di Giustizia Ue in particolare ad una sentenza del 2014 relativa a un soggetto che praticamente faceva attività di intermediazione di Bitcoin in cambio di valuta legale. Sulla base di questa sentenza è venuto fuori che questa attività di intermediazione non è altro che un’attività di prestazione di servizi.

Quindi questo è il primo dato importante. Il secondo, è quello che sempre questa attività è considerata un’operazione finanziaria in quanto diciamo, queste valute sono state utilizzate come mezzo di pagamento alternativo alla valuta legale. Il terzo punto interessante è che da queste due considerazioni ne emerge che diciamo, da un punto di vista Iva l’intermediazione nell’ambito delle valute virtuali è considerata come un’operazione relativa a banconote e monete e quindi è esente ex articolo 10 del DPR Iva dall’applicazione dell’Iva quindi, l’intermediazione sulle valute virtuali è un’attività ESENTE IVA.

Bene! Dopo aver parlato di inquadramento ai fini Iva delle cryptovalute chiediamo a Federico Migliorini informazioni sulle imposte dirette e dico io ovviamente, aggiungendo anche che un approfondimento sulle imposte dirette lo avremo in modo completo nel webinar, che sempre con il dottor Federico Migliorini avremo il giorno 3 agosto 2020, e che attraverso Merita Business Podcast poi forniremo tutte le indicazioni e i link necessari per seguire la live. Allora, qualche anticipazione quindi chiediamo a Federico Migliorini le informazioni essenziali a livello di imposte dirette che riguardano le cryptovalute

[MIGLIORINI] Certo, volendo essere il più schematici possibile possiamo dire intanto che i contribuenti che detengono una valuta virtuale al di fuori del regime di spesa, quindi privati e investitori che effettuano appunto operazioni di acquisto e vendita di valuta virtuale, non generano in generale redditi imponibili, in quanto manca la finalità speculativa di questa attività.

Questo lo possiamo dire in generale è quello che ci dice anche l’Agenzia delle Entrate. Però, che cosa succede: che l’assimilazione che abbiamo visto prima, tra valuta virtuale e valuta estera fa sì che in alcuni casi, ci possa essere l’assimilazione a redditi diversi di eventuali plusvalenze che derivano dalla cessione di valuta virtuale. Questo ce lo dice l’articolo 67 comma 1 lettera C-Ter del Tuir dove appunto si assimila … assimilando la valuta virtuale alla valuta estera, si fa sì che quando si supera una determinata soglia di giacenza media … che la vediamo .. una giacenza di almeno 51.645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi continui nel corso dell’anno, determina l’emersione di un’attività speculativa e quindi se io supero questa soglia di giacenza media annua, questo importo di giacenza media annua la plusvalenza o la minusvalenza che vado a determinare dev’essere soggetta a tassazione.

Parlo della plusvalenza la minusvalenza come vedremo più avanti può essere vantaggioso dichiararla perché mi darebbe vantaggi sulle plusvalenze degli anni successivi.

Cominciamo a capire quanto sarà importante Giorgio l’appuntamento del 3 di Agosto con Federico Migliorini, per quanto riguarda appunto quello che noi definiamo il CRYPTO FISCO, per cercare un po di far capire tutti questi approfondimenti perché veramente abbisognano di un tempo decisamente più ampio. E a proposito di un’altra informazione che si ritiene importante quando si parla di certificazione di un intermediario finanziario non residente: che importanza ha ai fini fiscali e soprattutto, come viene disciplinato il rapporto in Italia con questi intermediari non residenti ?

[MIGLIORINI] OK. Intanto dobbiamo dire che per adempiere eventuali obblighi fiscali in Italia c’è bisogno di una serie di documenti che rilascia all’intermediario con cui ci sono le attività di investimento in valute virtuali. Quello che si deve dire è che gli intermediari finanziari non residenti non hanno obblighi di rilasciare certificazioni, ma rilasciano una serie di documenti perlopiù a loro discrezione in cui vanno a riassumere quello che è stato fatto dall’investitore durante l’anno. Questa documentazione è fondamentale, perché se io supero quella soglia che abbiamo visto prima, e sono considerato come un investitore, ho l’obbligo di andare a dichiarare le mie eventuali plusvalenze generate e la determinazione di queste plusvalenze deriva proprio dalla documentazione che mi rilascia l’intermediario appunto, su mia richiesta.

Quindi, è importante capire fin da subito secondo me, che documentazione è in grado di rilasciare il mio intermediario per capire già dall’inizio se io sono in grado di superare la soglia e quindi di essere un investitore speculativo, di essere in grado di andare ad adempiere correttamente agli obblighi fiscali. Questo è un aspetto molto importante, perchè anche un punto di vista pratico non sempre l’investitore arriva all’appuntamento con la dichiarazione dei redditi con la documentazione corretta.

Certo. Torno un attimo indietro e riprendo un concetto che abbiamo solo citato tangenzialmente mente prima che quella delle plusvalenze, alcuni ascoltatori hanno scritto chiedendo qual è il rapporto tra il quadro RT e le criptovalute? A parte che alcuni di loro non sapevano neanche che cos’era il quadro RT, possiamo fare un un attimo di chiarezza su questa cosa perché credo sia a vantaggio di molti ?

[MIGLIORINI] Certamente! Allora, il punto di partenza è sempre quello di verificare se io durante l’anno ho superato la soglia di cui dicevamo prima.

Se io supero questa soglia ai fini delle imposte dirette nascono per me degli obblighi, perché devo andare a verificare se durante l’anno ho generato plusvalenze o minusvalenze derivanti dal trading di valute virtuali. Se da questa analisi emerge che durante l’anno ho realizzato plusvalenze o minusvalenza devo andare ad indicarlo nel quadro RT della dichiarazione dei redditi, cioè il quadro RT un quadro apposito della dichiarazione, del modello redditi persone fisiche, in cui devo andare ad indicare i valori di acquisto e di vendita tali, che ho effettuato durante l’anno di trading di valute virtuali, e dove determino quella che è la plusvalenza o minusvalenza annuale che sia determinata dalla mia attività.

Questo quadro se se ho realizzato una plusvalenza è quello che mi porta alla tassazione di questo provento la tassazione in Italia in questo momento è quella di un’imposta del 26 per cento.

Ecco, abbiamo parlato e ha parlato appunto Federico, di minusvalenze e quindi del rapporto cryptovalute minusvalenza anche in questo caso, rinviando sempre l’approfondimento e lo ricordiamo al webinar del 3 agosto però, ci puoi anticipare qualcosa in questo momento, così dopo lo andremo ad approfondire successivamente nel live webinar?

[MIGLIORINI] Certamente! allora il discorso è sempre quello: se io sono un investitore speculativo devo verificare se durante l’anno ho realizzato plusvalenza o minusvalenze.

Se mi accorgo che ho realizzato una minusvalenza io non ho obblighi da un punto di vista delle imposte dirette, perché appunto una minusvalenza non mi genera reddito imponibile, ma il vantaggio che posso avere nell’andare comunque a presentare il quadro RT che mi chiude con una minusvalenza, è derivante dal fatto che io posso a quel punto sfruttare e riportarmi in avanti quella minusvalenza oltre all’esercizio in corso anche nei quattro anni successivi.

Quindi se io negli anni successivi sempre dalla mia attività di credito ho realizzato delle plusvalenze posso andare a compensarle con le minusvalenze che ho registrato negli anni precedenti. Quindi, non è obbligatorio andare ad indicare la minusvalenza, se io ho registrato una minusvalenza però, può essere vantaggioso farlo per poterla sviluppare negli anni successivi.
Dichiarare al Fisco le Criptovalute e le plusvalenze

E arriviamo al momento clou il momento dichiarativo. Quali sono in breve, Federico, i passaggi fondamentali da fare?

[MIGLIORINI] Ok. Intanto bisogna dire che la dichiarazione dei redditi, che è il momento fondamentale per l’investitore in valute virtuali si presenta più o meno in questo periodo dell’anno, quindi bisogna andare a verificare quali sono i propri obblighi ai fini delle imposte dirette, quindi sia imposte dirette che di monitoraggio fiscale. Sono questi due gli obblighi che riguardano un investitore che investe in valute virtuali e quindi: verificare come abbiamo detto prima superamento di quella soglia per capire se sono o meno un investitore speculativo e se lo sono, ho i miei obblighi legati alla dichiarazione di plusvalenze o minusvalenze.

E poi, ho comunque gli obblighi legati al monitoraggio fiscale. Quindi, sono questi due gli aspetti da indagare bene nel periodo dichiarativo e diciamo, sono questi due gli aspetti che devono essere indagati molto spesso ad un consulente fiscale esperto sulla materia che possa appunto guidare l’investitore nella compilazione della propria dichiarazione.

Una domanda abbastanza ricorrente tra gli ascoltatori del podcast riguarda il quadro RW, perché alcuni ritengono di non fare un’attività che necessita la dichiarazione, perchè magari hanno 300, 400, 500 euro in criptovalute a titolo, chiamiamolo accademico, di ricerca, di curiosità senza fare alcuna attività speculativa le cambiano, se le scambiano tra di loro per vedere come funziona, e non hanno ben chiaro come si devono comportare, perché non hanno alcuna intenzione di fare attività di trading ad esempio. Cosa possiamo dire del quadro RW delle cryptovalute a chi ci ascolta ?

[MIGLIORINI] Allora intanto bisogna partire da quello che ci dice all’agenzia delle Entrate sull’argomento. Per l’Agenzia delle Entrate le cryptovalute devono essere indicate nel quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale. Questo è diciamo, la regola generale da seguire quindi, indipendentemente dalla quantità di valuta virtuale che detengo, io devo comunque andare ad indicarlo nel quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale. Poi, l’Agenzia delle Entrate ci dice che su queste valute virtuali non è dovuta l’IVAFE che non è altro che un imposta patrimoniale appunto sulle attività finanziarie che detengo all’estero.

Oltre a questo, bisogna dire però che ci sono anche una serie tesi in dottrina, che portano a ritenere che le valute virtuali in alcuni casi non debbano essere indicate nel Quadro RW. In particolare, c’è una prima tesi che dice che, siccome l’Agenzia delle Entrate nell’istruzione proprio alla dichiarazione dei redditi per la prima volta ha dato all’interno del Quadro RW un’indicazione precisa sulle valute virtuali soltanto nel modello Redditi 2019 relativo all’anno d’imposta 2018. E quindi, questa tesi sostiene che se l’Agenzia delle Entrate non si è mai espressa prima sulle valute virtuali significa che non c’erano obblighi dichiarativi prima di quest’anno.

Ripeto. È una tesi, e dobbiamo prenderla per quello che è, non abbiamo riscontri certi da parte dell’Agenzia delle Entrate sulla sostenibilità di questa tesi. Dello stesso avviso è un’altra tesi in dottrina che ritiene che non ci siano obblighi nell’indicazione nel Quadro RW nel momento in cui l’investitore detiene la disponibilità di una chiave privata, Chiave privata che non è altro che il mezzo attraverso il quale si manifesta la volontà di disporre di queste cryptovalute come moneta di scambio e quindi anche secondo questa tesi l’esistenza di una chiave privata porta a ritenere il fatto, di non dover dichiarare le valute virtuali nel Quadro RW.

E arriviamo anche un altro argomento tra l’altro di curiosità ma altrettanto importante, che riguarda la conservazione dei documenti. Sempre per quanto riguarda cryptovalute. Questi documenti, certificazioni ecc. Quali sono effettivamente i comportamenti da tenersi per quanto riguarda la conservazioni di questi documenti fiscali sulle cryptovalute?

[MIGLIORINI] Sì, allora… qui è importante sapere quanto tempo ha a disposizione l’Agenzia delle Entrate e l’amministrazione finanziaria per venire a controllare la mia dichiarazione dei redditi e quindi indirettamente il mio comportamento in merito alle valute virtuali. In generale l’Agenzia delle Entrate ha tempo fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi per venirmi a fare un controllo di accertamento su quello che ho fatto. Quindi è importante conservare tutta la documentazione legata alle valute virtuali per questo periodo di tempo perchè appunto, il periodo di tempo che ha a disposizione l’Agenzia delle Entrate per controllare la dichiarazione dei redditi, e quindi è fondamentale conservare bene soprattutto la documentazione che deriva da intermediari a cui ci siamo rivolti perché senza quella cade tutto il sostegno a quanto abbiamo fatto in dichiarazione dei redditi.

Posso aggiungere qualcosa a quanto abbiamo detto fino adesso? Facciamo un esempio concreto perché poi alla fine, quando mi scrivono gli ascoltatori sono sempre molto specifici dei loro bisogni. Immaginiamo di avere comprato un po alla volta negli anni un po di Bitcoin. Non voglio dire una cifra ma non zero ma neanche 50 mila euro. Ora questi Bitcoin hanno fruttato perché li ho messi in un bot di arbitraggio come quello trattato qualche puntata fa. Ho fatto anche semplicemente gli ottenuti lì è cresciuto il loro valore ecc. Alcuni degli ascoltatori dicevano che loro fanno per ogni acquisto di Bitcoin si salvano un foglio di carta con la transazione in blockchain perché loro dicono: è vero che l’Agenzia delle Entrate ha un tot di tempo però io li posso tenere come “Hodler” dentro una chiavetta. Dopo 20 anni questi sono due milioni di euro io devo dimostrare che sono sempre i miei. Allora loro fanno questi screenshot e queste stampe di carta di ogni volta che acquistano o fanno qualcosa sulla blockchain per poter tenere la documentazione è un comportamento che è troppo ridondante e esagerato? Oppure tutto sommato c’è un minimo di astuzia in questo in questo comportamento?

[MIGLIORINI] Allora, sicuramente tenere traccia di tutto quello che si fa non può che essere un comportamento diciamo prudente, e quindi non può trovare accoglimento positivo. Però la cosa che bisogna ricordarsi è che, più che tracciare la singola movimentazione bisogna tenere traccia della giacenza media di quello che detengo durante l’anno, perché è quella che mi determina effettivamente i miei obblighi fiscali. Quindi, va benissimo tracciare la singola movimentazione, ma io devo tenere traccia allo stesso tempo di quella che è la mia giacenza durante l’anno di quello che ho acquistato e di quello che mi ha maturato eventualmente, la detenzione di questa valuta virtuale perché è quella fondamentale per capire se obblighi fiscali o meno.

Se dovesse fare una previsione diciamo, come si evolverà in Italia il quadro normativo rispetto a questo tema ovviamente è come chiederle di avere una sfera di cristallo perché sappiamo che è difficilissimo, però mi piace poter visto che sei qui Federico, approfitto, e ti chiedo secondo te qual è il futuro dell’ambito fiscale delle cryptovalute in Italia ?

[MIGLIORINI] Allora, prima di tutto secondo me dobbiamo dire che manca ancora, come dicevo prima, una disciplina giuridica vera e propria sulle valute virtuali in Italia e la mancanza di questa disciplina giuridica in qualche modo influenza anche l’aspetto fiscale, che in molti aspetti ancora nebuloso si aspettano ancora dei chiarimenti ulteriori e speriamo che arrivino presto. Quindi questo è sicuramente il primo auspicio, cioè è quello che arrivi prima o poi è una disciplina giuridica e da essa poi possono arrivare i chiarimenti fiscali che ci si aspetta. Uno su tutti e l’indicazione nel quadro RW dello Stato dove vengono detenute le valute virtuali, perché sempre secondo la tesi dell’agenzia delle Entrate di questa equiparazione delle valute virtuali a valute estere nel quadro RW devo indicare quello che detengo all’estero, però non è affatto detto che io detenga per forza per ora una valuta virtuale all’estero.
Quindi anche qui, sorge il dubbio anche tra noi operatori su quale sia il modo corretto di andare ad indicare effettivamente nel quadro RW una valuta virtuale. Anche su questo aspetto l’auspicio per il futuro è quello che ci siamo dei chiarimenti più certi su tutti questi aspetti che riguardano le indicazioni delle valute virtuali in dichiarazione.

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Note della puntata

Per chi volesse contattare direttamente il dott. Federico Migliorini, sappiate che trovate tutti i suoi dati su Linkedin.
Attenzione, gli appunti di questa puntata non sono stati rivisti dall’autore.

Per vedere il replay del webinar basta cliccare qui.

Se volete rivedere il webinar di Ferdinando Vighi, quello in cui fa vedere il bot di arbitraggio che permette di lavorare senza conferire le proprie crypto ad altri lo potete fare da qui.
Mentre se volete il pdf con tutti i link utili citati durante l’intervento di Vighi, lo trovate qui: “Recap Link File – Arbitraggio Criptovalute“.

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