Post It Note - Storia

Post-it: la storia di un’invenzione accidentale da parecchi milioni di dollari

Scritto da Giorgio Minguzzi il 1 Aprile 2019

La storia dei Post-it l’ho sentita raccontare da tanti formatori. È entrata di fatto nella mitologia che ci si racconta alla macchinetta del caffè. Peccato che nella maggior parte dei casi sia un bel pò romanzata. Non avete mai sentito parlare della fantomatica bacheca, dell’impiegato premiato per averli inventati? Tutto troppo semplice, la storia è molto diversa.
Oggi cercheremo di approfondirla perché può insegnarci davvero tanto.
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Post-it un successo che non è partito subito

Chi non ha mai annotato qualche cosa su di un post-it?
Chi non ne ha mai ricevuto uno con scritto sopra qualche cosa?
Chi non ci ha mai scritto le password per attaccarle al monitor del pc?!…no! Dai questo non fatelo!
Arthur Fry - Post-it Note - 3M
Bhe, ad ogni modo la nascita di questi piccoli foglietti colorati può insegnarci molto, per questo datemi qualche minuto che voglio raccontarvi una storia davvero particolare.
I post-it non sono stati inventati in un garage da un visionario istrionico come ci ha insegnato a pensare un po’ tutto lo storytelling che si occupa di impresa e azienda.
I post-it non sono nemmeno il colpo di genio di un imprenditore che riesce d’emblée ad inventare una cosa e a piazzarla di colpo sul mercato.
I post-it hanno un’altra storia. Sono stati inventati da due normali impiegati, Arthur Fry e Spencer Silver, che lavorano come ricercatori alla 3M: un’azienda con una produzione davvero diversificata, leader di mercati spesso non così attigui tra loro.

Chi ha inventato i post-it?

Post-it NotesNel 1968 Silver aveva realizzato per sbaglio una colla che però non funzionava un granchè, infatti non si attaccava con forza come quella che avrebbe dovuto inventare.
La colla uscita da quegli esperimenti era davvero particolare, si attaccava e si staccava senza rovinare le superfici con cui entrava in contatto, ma essendo debole Silver non riusciva a trovare un impiego per questa formula. Non la buttò via, la archiviò fra i fallimenti in attesa di momenti migliori. Poi pensò che con il confronto coi colleghi sarebbe potuta tornare utile e iniziò a parlare in ufficio della sua scoperta.
Così durante una presentazione aziendale, Silver fece conoscere ad Arthur Fry, uno dei colleghi presenti, la sua colla con una presa debole.
Fu Arthur Fry, collega ricercatore della 3M, a intuire il modo per poter commercializzare l’invenzione di Spencer Silver.
Per farlo, come spesso accade, partì dal bisogno. Perchè si sa, il bisogno muove le persone e la creatività.

Ecco perché vi ho portato in chiesa, siamo in Minnesota, nella chiesa presbiteriana di North St. Paul.
Fry cantava nel coro e durante le prove in Chiesa, perdeva facilmente il segno, perché i foglietti colorati che aveva messo per segnare i canti e le pagine scappavano fuori dal libro. A Fry venne in mente l’idea che avrebbe cambiato per sempre la sua vita.

Se avesse usato la colla del collega per fissare i segnalibri alle pagine, il libro degli inni non si sarebbe rovinato e il segni non si sarebbero persi. L’idea era geniale: bingo!

Ma se pensate che dopo l’intuizione le cose siano andate in discesa fino alla commercializzazione vi sbagliate di grosso.
Lo sviluppo del prodotto e la commercializzazione furono processi molto lenti. Infatti i dirigenti della 3M non credevano affatto nell’intuizione di Fry, anzi erano davvero convinti che i post-it sarebbero stato un fiasco perché. Per i dirigenti, le persone avrebbero preferito i segnalibri tradizionali e non avrebbero mai pagato per avere i post-it. Così per diversi anni non successe assolutamente nulla.

Ad ogni modo Fry non smise di lavorare al suo progetto, installando un macchinario nel suo appartamento aggiunse la colla a bassa tenuta di Spencer Silver a dei fogli di carta. Convinto che i problemi siano parte integrante dei processi innovativi, ciclicamente tornava alla carica, proponendo all’azienda di fare un test.

Ma senza il supporto del management, per quanto insistente, Fry non sarebbe riuscito a fare nulla. Così appena ebbe a disposizione dei post-it li regalò ai dirigenti che iniziarono ad usarli.

Spencer Silver e Arthur Fry: inventori dei Post-it

Spencer Silver e Arthur Fry: inventori dei Post-it

I primi test non andarono affatto bene

Nel 1977 la 3M finalmente disse sì e venne fatto un lancio di prova che purtroppo non ebbe esiti soddisfacenti. All’epoca si pensava di usare quella colla per attaccare e poi staccare alle bacheche aziendali degli annunci in A4 e così si fece il test promuovendo il prodotto per questo tipo di impiego.
Analizzando però i risultati, davvero poco incoraggianti, i manager della 3M si accorsero che i post-it venivano usati in azienda in modo diverso da quello che si era pensato all’inizio. Infatti i colleghi e i manager avevano cominciato ad usare i post-it non come segnalibri o per la bacheca aziendale ma come una nuova modalità di comunicare. Si lasciavano messaggi gli uni gli altri, annotati sui post-it e attaccati un po’ ovunque. C’era chi li usava per segnare punti importanti di alcuni documenti, mettendoci una freccia sopra e chi annotava considerazioni personali vicino ai paragrafi in cui c’erano cose da tenere presenti.
A questo punto la 3M convertì il nome della soluzione in Post-it Notes, sostituendo il precedente “Press and peel” e ri-programmò un nuovo test in una città della Virginia, per vedere come le persone avrebbero risposto a questo nuovo spunto.

Promossi in maniera differente i simpatici foglietti appiccicosi piacquero molto e il test si concluse con un risultato molto incoraggiante.

1980: il lancio dei Post-it

Fu però solo nel 1980 che i Post-it vennero lanciati in maniera ufficiale dalla 3M. Da allora ne sono stati messe in commercio oltre 1000 versioni diverse. Un successo planetario che perdura ancora oggi.

Da quel giorno Fry iniziò a fare carriera, rimanendo per oltre 40 anni in 3M, fino al giorno del suo pensionamento.

La 3M è un’azienda che, con i suoi tempi, ha investito in ricerca e sviluppo, scommettendo sulle idee di oltre 7000 scienziati, registrando moltissimi brevetti che vanno dai Post-it, agli erogatori senza CFC, ai nastri adesivi fino agli adesivi per il dentale.

La 3M è stata una delle prime aziende a permettere di investire parte del tempo di lavoro dei dipendenti in progetti personali. Una pratica comune fra le imprese di successo che viene sempre più presa in considerazione, visti i risultati che è capace di generare.
Basti pensare che la 3M ha registrato nella sua storia 118.000 brevetti e che tutt’oggi ne registra ben 4.000 l’anno.

Post it Notes

Cosa ci possono insegnare i Post-it?

Ora questa storia può insegnarci alcune cose interessanti.
Vediamole insieme.
Dal punto di vista imprenditoriale, se si consente alle persone di fare quello che sanno fare, i risultati arrivano e anche inaspettatamente interessanti. Bisogna avere fiducia nei talenti che si è andati a prendere sul mercato dando loro spazio per fiorire.

L’altro punto interessante, legato più alla commercializzazione e alla promozione di un prodotto, ci insegna che non è detto che il successo sia esplosivo. L’innesco può impiegare tempo. Lo stesso prodotto può essere spinto in un modo che non sortisce il giusto effetto perché in realtà non risponde a nessun bisogno reale dei clienti. Quando invece si risolvono dei problemi reali, quando si guarda dal punto di vista del cliente, il successo non tarda ad arrivare, senza dover impiegare milioni e milioni di euro in promozione e pubblicità.

Questo lo vedo accadere tantissime volte nella comunicazione online che hanno le aziende. Anche nelle cose più semplici come i social o il sito web, le aziende spesso comunicano quello che pensano essere la cosa giusta, attirando solo competitor. Recentemente ho aiutato un cliente a migliorare il suo sito, spostando il focus dai macchinari che aveva comprato per la lavorazione (bellissimi e costosissimi, un vero orgoglio per lui) a quello che la sua azienda fa per servire i clienti, per aiutare a risolvere i problemi dei clienti e per fornire loro risposte alle domande che hanno.
Il sito è passato dall’essere un richiamo solo per i concorrenti curiosi ad un generatore di opportunità commerciali.

A volte basta poco, non è necessario cambiare ciò che si è fatto, basta cambiare il modo in cui si raccontano le cose mettendosi a guardare tutto con la prospettiva dei clienti.

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