San Marino si porta dietro una fama vecchia: fiscalità opaca, società anonime, “fatturifici”. Chi si occupa di impresa e innovazione sa che quell’immagine appartiene agli anni ‘90. Il problema è che molti imprenditori italiani, e spesso anche i loro commercialisti, sono rimasti a quella versione.
Abbiamo voluto capire com’è oggi l’ecosistema sammarinese. Con questa puntata apriamo una serie in cinque episodi realizzata con San Marino Innovation, la società interamente partecipata dallo Stato che attesta le imprese ad alto contenuto tecnologico e affianca gli imprenditori nei loro progetti. Nelle prossime quattro puntate incontreremo alcune aziende che hanno scelto il Titano come base per crescere.
Ospiti di questo episodio sono Lorenzo Borsari, legale interno, e Nicolas Rossini, CIO di San Marino Innovation.
Tutto comincia nel 2014 con il Tech Science Park, un incubatore abbastanza tradizionale. Dal 2019-2020 la Repubblica ha investito molto di più sull’innovazione e l’ente ha cambiato forma.
Oggi San Marino Innovation è una società di diritto privato controllata al 100% dall’Eccellentissima Camera e ha due compiti:
Nicolas ne riassume così la missione: avere un impatto positivo sul territorio e sui cittadini.
L’innovazione ha portato con sé anche più trasparenza. Per attirare imprese e talenti dall’estero bisogna farsi vedere per quello che si è. Lorenzo lo dice in modo diretto: per innovare davvero devi connetterti con il mondo.
L’innovazione non è rimasta uno slogan. San Marino Innovation segue oggi più di 126 IACT, cioè imprese ad alto contenuto tecnologico.
Il regime funziona per tipi di impresa molto diversi:
“Innovazione” è una parola usata così tanto da non voler dire quasi più nulla, quindi abbiamo chiesto una definizione concreta. Il software non è l’unica strada e il progetto non deve per forza essere digitale. Le tipologie riconosciute sono sei: prodotto, servizio, processo, modello di business, tecnologia e metodologia (compresa quella didattica).
Un esempio: tra le startup attestate ce n’è una che insegna attraverso il parkour. Il prodotto è un metodo diverso di insegnare.
I settori presenti sono molti: cybersecurity (con una realtà che collabora pubblicamente con Anthropic sulle vulnerabilità), healthcare in tutte le sue declinazioni (biotech, life science, healthtech, medtech), mobilità autonoma, media ed entertainment. Il verticale su cui il Paese sta puntando di più è la New Space Economy, una filiera lunga che lascia spazio anche alle micro e piccole imprese.
È il tema che attira più attenzione, quindi lo spieghiamo con i numeri. Il percorso di un’impresa attestata dura 12 anni ed è diviso in tre fasce che seguono la vita tipica di una startup:
| Fascia | Durata | Imposizione |
|---|---|---|
| SUT1: la startup che deve partire | primi 3 anni | 0% |
| SUT2: l’impresa che comincia a ingranare | 4 anni successivi | 4% |
| SAT: l’impresa strutturata, già in rampa di lancio | ultimi 5 anni | 8% |
Gli ospiti invitano però a non fermarsi allo zero, per due motivi.
Primo: l’aliquota agevolata serve anche a compensare il fatto che San Marino non ha accesso alle sovvenzioni europee.
Secondo: fare impresa ha costi che, presi dall’entusiasmo, molti non mettono in conto.
C’è poi un vantaggio di cui si parla meno: la prevedibilità. Sapere per 12 anni quale sarà il proprio carico fiscale permette di pianificare la crescita, e spinge a fare utili e a metterli in cassa il prima possibile.
Lorenzo e Nicolas ne vedono due in particolare.
Arrivare solo per la fiscalità. Se l’unico motivo è l’aliquota, il progetto innovativo non è il motore dell’impresa. In fase di valutazione si capisce.
Essere troppo sognatori. Chi dichiara un capitale sociale di 1 € e 5.000 € di spese per il primo anno, ma deve comprare cinque GPU, ha un piano che non sta in piedi. Per questo nella domanda si chiede un business plan.
L’obiettivo dichiarato non è attestare più startup possibile. È attirare startup e founder di qualità che portino un impatto reale sul territorio. Nicolas non ha problemi a chiamarlo “cherry-picking”.
Il punto più interessante della puntata, almeno per noi, riguarda la sandbox.
San Marino ha 61 km² e circa 35.000 abitanti. Nicolas spiega che la dimensione ridotta è un limite ed è anche il vantaggio principale del Paese: un Paese piccolo si muove in fretta e chi fa impresa può parlare direttamente con chi prende le decisioni.
Da qui nasce il modello che chiamano Country as a Service, ispirato al SaaS: lo Stato si propone come partner delle aziende. Lo strumento è la sandbox normativa, un quadro regolatorio che consente una sperimentazione controllata fino a 3 anni.
L’esempio è la guida autonoma. In Europa le regole sono molto severe, mentre a San Marino si può testare in un ambiente circoscritto e sicuro, per poi scalare in Italia, in Europa e nel resto del mondo. Le prime richieste e i primi prototipi stanno arrivando soprattutto da healthcare e fintech.
La visione a cinque anni è fare di San Marino un hub europeo per prototipazione e sperimentazione controllata.
“Esterovestizione” è la parola che spaventa ogni imprenditore italiano quando sente nominare San Marino, quindi l’abbiamo affrontata subito.
Il principio è semplice: conta la sostanzialità, cioè l’attività deve svolgersi davvero sul territorio. Servono mezzi, risorse umane e una sede effettiva. Se vivi a Milano, hai clienti italiani, lavori da Milano e a San Marino hai solo una sede di facciata, stai creando una scatola vuota.
Il controllo non si ferma alla selezione e prosegue per tutta la durata dell’attestazione. E in un Paese piccolo, come ricordano gli ospiti, le informazioni circolano in fretta.
D’altra parte non c’è l’obbligo di trasferirsi. Si può vivere a Rimini e lavorare a San Marino. Per i soggiorni da non residente uno strumento utile è la SMaC Card, la carta che funziona solo sul territorio sammarinese. Ogni transazione lascia una traccia oggettiva della presenza, senza bisogno di autocertificazioni.
Abbiamo chiesto agli ospiti di rispondere ai dubbi che sentiamo più spesso.
Su questo tema circolano molte informazioni sbagliate, comprese quelle degli assistenti AI. Ecco come stanno le cose secondo gli ospiti:
Il percorso è più semplice di quanto molti pensino:
Quello che rende il percorso interessante:
Due cose vanno invece rispettate per tutti i 12 anni: il progetto innovativo deve restare quello attestato, al massimo può crescere, e l’attività prevalente non si esternalizza. Il rinnovo è annuale e automatico se bilancio e questionario confermano i requisiti di partenza.
In arrivo: sono in corso di ratifica alcune modifiche al decreto. Per la prima fascia (SUT1) servirà almeno uno di questi requisiti, in alternativa tra loro: laurea o titolo post-universitario coerente con il progetto, tutti i soci sotto i 30 anni, oppure brevetti già posseduti nel settore.
Il consiglio degli ospiti per scrivere un buon business plan è la chiarezza. Il Comitato Tecnico riunisce esperti diversi (GDPR, ISO e altri) e il documento deve essere comprensibile per tutti, non solo per lo specialista del settore.
Su questo punto Nicolas è stato onesto: l’ecosistema è ancora in costruzione. La normativa sul venture capital è in revisione insieme alle autorità competenti e sono in corso protocolli d’intesa con fondi d’investimento e istituzioni che oggi non hanno sede a San Marino. È un cantiere aperto. Ve lo diciamo così come ce l’hanno detto.
Alla domanda “cosa deve fare chi è incuriosito?” la risposta è stata: telefonare. Si fa una chiamata, ci si prende un caffè e si capisce se San Marino è il posto giusto per il tuo progetto.
C’è anche l’altra possibilità, cioè che non lo sia. Grazie agli accordi con hub internazionali, San Marino Innovation può consigliarti un ecosistema più adatto, che si tratti di Milano o della Silicon Valley.
Un amico, quando gli ho chiesto perché avesse scelto San Marino, mi ha risposto: “Perché no?”. Dopo questa chiacchierata la domanda ci sembra legittima.
👉 Contatta San Marino Innovation per una prima chiamata conoscitiva
Le informazioni di questo articolo riportano quanto emerso nell’intervista e hanno scopo divulgativo. Per decisioni fiscali e societarie fai riferimento alla normativa vigente e a un professionista aggiornato sul diritto sammarinese.
