Compravendita siti web

Guida alla compravendita di siti web: web properties e virtual real estate

Scritto da Giorgio Minguzzi il 19 giugno 2016

Web Properties: hai mai pensato che potesse esistere un mercato di siti web usati?
Non parlo di domini, ma di siti e portali. Una sorta di Website Real Estate, che ha per oggetto le costruzioni digitali e non i palazzi e le case in muratura?

Nella puntata di oggi scopriremo un mondo interessantissimo, fatto di compravendita e di ristrutturazione di siti web. Ci accompagnerà in questo viaggio Daniele Besana, esperto conoscitore del virtual real estate market.

Ti è piaciuta la puntata? Dillo su Twitter.

Per chi non conoscesse Daniele Besana, Daniele dopo una carriera di 12 anni nell’informatica che lo ha portato a vivere in Olanda, oggi è un imprenditore del web. È fondatore di WP-OK.it, un servizio di supporto & manutenzione per siti WordPress. Daniele, gestisce anche diversi progetti online, molti dei quali acquistati. Daniele ci spiegherà cosa significa ‘comprare un sito’…
Compravendita Siti

Perché è interessante dedicarsi alla compravendita di siti web?

Flippa - Marketplace per la compravendita di siti webLa compravendita di siti è uno degli argomenti di cui si parla meno nel mondo online.
A volte si parla di ‘web properties’, altre volte di ‘virtual real estate’, oppure di ‘website flipping’ ma il concetto è comprare un sito web che già genera dei profitti, e lavorare per incrementarli. Poi si può scegliere se tenerlo o rivenderlo.
Lo trovo molto interessante per almeno per due motivi.
Primo, è una ‘scorciatoia’ che permette di mettere mano ad un sito che già funziona e genera dei guadagni.
Certo, richiede un investimento economico ma fa risparmiare tempo… immagina partire con un progetto da zero, richiede mesi di lavoro e c’è la reale possibilità che non arrivi mai a realizzare il primo dollaro.
La discussione ‘comprare vs costruire’ è molto accesa ed ognuno può pensarla come vuole, però la confronto con il mondo dei business offline che è più familiare: c’è chi compra un bar avviato e chi apre un bar nuovo.
Secondo, se lo consideriamo a livello di investimento offre dei ritorni molto alti. Certo anche i rischi sono alti, però secondo me è importante investire in qualcosa che si conosce ed in questo sento investire nel web lo trovo più sensato che investire in azioni di aziende di cui non ho nessun controllo, in mercati e paesi che non conosco.
Un business online viene venduto indicativamente con un multiplo di 20X il profitto netto mensile, cioè un sito che genera $100 netti al mese ne vale $2,000 (ci sono poi moltissime eccezioni!).
Un business offline viene facilmente valutato 4-5X il profitto annuale.

Ma compri il dominio o anche i dati le mailing list o il database clienti quando ti occupi di Virtual Real Estete?

Comprare o vendere un sito webSi comprano tutti gli asset legati al business: dominio, files, database, mailing list, pagine delle reti sociali, eventuali info-prodotti.
E questo è un punto spesso sottovalutato: si ha accesso ad uno storico di informazioni che permette di capire le dinamiche di funzionamento del sito.
Per esempio dall’account Google Analytics, analizzando le statistiche si può vedere cosa ha funzionato nel tempo, e pianificare di conseguenza.
Partendo con un sito da 0 non si ha questo vantaggio, bisogna provare e riprovare per capire cosa funziona e cosa no.

Come si trovano i siti in vendita? Esistono degli annunci oppure dei portali dedicati alla compravendita di siti web?

Esistono siti di compravendita siti web, veri e propri marketplace.
Il più famoso è Flippa.com – ma attenzione perché il 90% dei siti in vendita lì sono mezze fregature se non fregature totali.
Nel tempo si sono sviluppati dei marketplace controllati (tipo EmpireFlippers.com) ed anche dei broker (tipo Latonas.com o FEinternational.com) che selezionano sia i venditori che i compratori, facendo un primo livello di due diligence e verifica del sito.

Magari qualche blogger non dichiara di avere il sito in vendita, ma difronte a una bella offerta potrebbe accettare. Quali tecniche usi per trovare potenziali siti da comprare quando questi non dichiarano la loro intenzione?

L’approccio diretto non è facile, perché quasi sempre il proprietario del sito quando vede che c’è qualcuno interessato pensa di poter chiedere milioni di euro e ritirarsi alle Bahamas.
A volte mi sono trovato ad ‘educare’ il potenziale venditore sul mercato della compra-vendita, ovviamente con poca credibilità visto che volevo comprare!
Comunque, per trovare siti da acquisire si può partire dai propri concorrenti o da altri siti che operano nel settore che uno già conosce.
Questo può creare un effetto leva importante: chi vende per esempio ricambi per moto ha molto più interesse a comprare un blog che parla di motociclette rispetto ad un semplice appassionato.
Una volta identificato un sito interessante, l’approccio che ha funzionato meglio è chiedere informazioni per una campagna pubblicitaria. In questo modo si può iniziare una conversazione ed ottenere diverse informazioni sul sito (traffico, audience, etc.) prima di esporre l’intenzione a comprare.

Comprare un sito che magari ha un fatturato interessante è un’operazione che può essere proficua. Mi sorge un dubbio sulla reale fattibilità di questa operazione: magari non so nulla del settore in cui il sito opera. Come posso fare marketing efficacemente se il settore è distante da tutte le mie esperienze pregresse?

Comprare un sito web e fare la due diligenceQuesto è proprio uno degli errori che ho fatto io inizialmente. Però un sito web ha tanti elementi da bilanciare. Il punto è comprare qualcosa in cui sai di poter aggiungere valore.
Magari un sito ha un ottimo posizionamento su Google ma è inguardabile? Allora un web designer potrebbe migliorarlo notevolmente.
Magari un sito è stato fatto da uno sviluppatore senza nessuna conoscenza di marketing?
Allora un esperto di marketing può dare molto valore aggiunto.
Per siti di contenuti (tipo blog in una nicchia) conoscere la materia non è sempre un prerequisito.
Anche qui mi spiego con un esempio: valutai tempo fa un sito che faceva confronti tra pulitrici a vapore, realizzando un buon guadagno con l’affiliazione Amazon.
Non serve essere un esperto di pulitrici a vapore per scrivere articoli che confrontano caratteristiche e prezzi, si può facilmente trovare una persona che fa le ricerche e scrive articoli per qualche decina di dollari.

Come si fa un’analisi corretta per poi stimare il prezzo di un sito web che vogliamo comprare?

C’è tutta una procedura di due diligence (come si traduce? Diligenza dovuta?) che è a metà tra scienza ed arte.
La due diligence è un concetto che viene usato per la valutazione di ogni compra-vendita, nel caso di siti web la divido in due parti.
La valutazione tecnica include capire le dinamiche del sito, cioè come viene generato il traffico, quali sono le pagine più visitate, come il traffico converte. Di solito chiedo subito l’accesso a Google Analytics, che un venditore serio fornisce sempre. Quando non hanno Google Analytics, allora mi puzza di fregatura perché tecnicamente le statistiche prese dal pannello dell’hosting si possono manipolare facilmente. A proposito, mai fidarsi di screenshot, dati esportati in Excel, report di affiliazione senza indicazione del sito di origine. Bisogna stare molto attenti. Una volta un venditore mi offrì di chiamare direttamente il loro ‘affiliate account manager’ al telefono, ma siamo sicuri che non fosse un amico suo?
La valutazione finanziaria consiste nell’analizzare le entrate e uscite degli ultimi mesi (idealmente, ultimi 12 mesi) – cioè chiedere un profit & loss statement – e verificare ogni singola voce.
Tra le ‘mancanze’ più comuni ci sono venditori che omettono spese per acquisizione traffico (adwords, facebook o altro), o che non includono il tempo che spendono a gestire il sito.
Su Flippa mi capitava spesso di leggere frasi come ‘questo sito è un’ottima occasione di investimento passivo, richiede solo 1 ora al mese! Lo vendo per mancanza di tempo’…

Come ci si può tutelare da fatti spiacevoli come vedere il vecchio proprietario che riapre lo stesso sito con un nome diverso ma riutilizzando gli stessi asset che ti ha appena venduto?

È abbastanza comune chiedere di firmare un non-competition agreement (contratto di non concorrenza) in cui il venditore si impegna a non operare in competizione per un certo periodo (da 1 a 3 anni solitamente).
Ma è anche vero che sul web, con compratore e venditore spesso in paesi diversi, è praticamente impossibile rivalersi in caso di mancato rispetto del contratto.
Cioè la gestione di una pratica legale internazionale ha senso solo se stiamo parlando di siti a 6 cifre… che sono di solito i più difficili da copiare.
Infatti dal punto di vista tecnico creare una copia di un sito su un altro dominio non garantisce gli stessi risultati anzi, un’azione simile sarebbe penalizzata nel SEO per duplicate content.
Resta comunque uno dei rischi di questo investimento.

Una volta comprato un sito cosa si deve fare? Come nelle acquisizioni aziendali si fa una ristrutturazione?

Come si negozia l'acquisto di un sito web?La prima cosa da fare, per evitare disastri, è capire se e come funziona il sito senza toccare niente.
Cioè creare una baseline per verificare che il sito faccia quanto detto in fase d’acquisto, e per poter confrontare i risultati delle modifiche future.
Quando si passa all’azione, ci sono alcune cose che sono delle quick-win per esempio creare una mailing list se non esiste, velocizzare il sito se è lento, risolvere eventuali problemi di usabilità evidenti.
Altre cose dipendono caso per caso da cosa serve migliorare e dalle capacità del compratore.
Per esempio essendo tecnico tendo a concentrarmi, probabilmente sbagliando, sul risolvere ed ottimizzare i tecnicismi del sito.
Poi passo a lavorare su come monetizza, ragionando su cosa posso offrire agli utenti per dare più valore (e generare più guadagni).

Cosa succede quando gli utenti si accorgono del cambio di proprietà?

Dipende dal tipo di sito, non ho mai avuto problemi in quel senso.
Certo per un sito di cucina creato, che so, da uno chef famoso che ha un seguito personale diventa difficile.
L’ho visto con dei blog di viaggi creati da coppie che dopo qualche anno si sono stancati, ed hanno messo radici. Sono siti con un seguito molto legato allo stile, carattere e voce di chi scrive.
Ma per molti altri siti non vedo problemi. Tra l’altro, chiedo sempre al proprietario precedente (soprattutto se è il fondatore) si poterlo menzionare nella pagina ‘About’.
Fa piacere a loro, e da un senso di continuità agli utenti.

Ci fai alcuni esempi (con prezzi) degli acquisti e dei risultati che hai ottenuto?

Web properties: Quando può costare un sito web da comprare?I primi due anni ho comprato siti tra i 1,000 e i 5,000€, poi ho alzato un po’ il tiro con una punta di 13,000€ con risultati diversi.
Un esempio è stato un sito di lavoro (tipo Monster, per intenderci) che operava in Colombia.
Mi interessavano i siti di annunci di lavoro perché il contenuto è inserito dalle aziende quotidianamente e trovare lavoro è una necessità primaria che genera molta attenzione.
All’acquisto il sito generava $120/mese al netto delle spese e lo pagai $2,000: una valutazione di 16x.
Il proprietario precedente, Spagnolo, aveva perso interesse nel sito.
Lavorai in tre direzioni:

  1. Aumentare il traffico: inserendo il sito in motori i ricerca dedicati ai lavori (tipo Indeed.com);
  2. Aumentare i guadagni: con un posizionamento più aggressivo della pubblicità Adsense, mettendo pubblicità nella newsletter, ed introducendo un servizio di pubblicazione a modello freemium;
  3. Ridurre i costi: rimpiazzando l’hosting con uno 6X meno costoso.

I profitti passarono da $120/mese a $600/mese ed in tre mesi e mezzo recuperai l’investimento iniziale.
Dopo un anno e mezzo ho rivenduto il sito per $4,000.

Un altro esempio è un sito che offre un tema WordPress.
Il proprietario precedente lo faceva scaricare gratis, guadagnando dai backlink inseriti a fondo pagina (una tecnica SEO che ormai non funziona più da anni).
Comprato per $1,200 ho creato una versione Premium del tema, in vendita a $39.
Anche questo sito si è ripagato in qualche mese.

Certo, non sempre le cose sono andate bene, ma fortunatamente non ho buttato via troppi soldi. In un paio di casi non sono riuscito ad aumentare i guadagni, e ho lavorato sull’automatizzare le cose il più possibile.
In un caso i guadagni sono scesi notevolmente, anche per colpa mia, e ho eventualmente venduto il sito realizzando una perdita.

È possibile comprare siti web, c’è un mercato anche per le app?

Sì, su Flippa.com (il più grande marketplace per compravendita di siti) c’è anche una sezione per le App.
Ormai c’è un mercato per tutto: app, account Instagram, pagine Facebook… sicuramente ci sono affari da fare anche lì, personalmente non ho esperienza.

Per concludere vorrei dare qualche consiglio per chi è interessato ad investire in siti web:
Parti con investimenti piccoli (1-2K) per ‘farti le ossa’ sapendo che potresti perdere tutto;
Scegli un sito dove sai di poter aggiungere valore con le tue competenze;
Verifica e ri-verifica tutto prima di siglare l’accordo;
Una volta capito il gioco, crea un team – è l’unico modo per scalare.

Aiutaci a far crescere il podcast!

Ti è piaciuta la puntata di oggi? Lascia la tua recensione su iTunes e iscriviti al podcast.

Se ascolti MERITA BUSINESS PODCAST su Stitcher o altre piattaforme puoi lasciare la tua recensione seguendo queste istruzioni. Grazie!

Fai conoscere MERITA BUSINESS PODCAST ai tuoi follower su Twitter!
Condividi il podcast

Note della puntata

Se vuoi saperne di più su Daniele Besana, puoi iniziare dal suo sito WP-OK.it.
Ma Daniele ha anche blog personale sempre aggiornato, eccolo: DanieleBesana.com
Ovviamente Daniele è su LinkedIn e su Twitter, seguilo anche lì.
I siti citati da Daniele Besana durante la puntata sono:

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Snapseed: l'app di Google per il ritocco fotografico dal cellulare

Snapseed: l'app di Google per il ritocco fotografico dal cellulare

08 dicembre 2016
Le difficoltà dei content marketer che non ti aspetti

Le difficoltà dei content marketer che non ti aspetti

05 dicembre 2016
Over App: Visual Content che fa la differenza

Over App: Visual Content che fa la differenza

01 dicembre 2016