Azioni di Marketing: 3 esempi di attività che hanno funzionato

Quali azioni di Marketing funzionano veramente? Dipende! Iniziamo a conoscere 3 semplici strategie che hanno reso molto bene.
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Voglio condividere 3 azioni di marketing che hanno funzionato e che hanno portato ottimi risultati.

Sono 3 azioni semplici, particolarmente economiche, implementabili da chiunque senza un eccessivo sforzo.

Iniziamo subito, andiamole a vedere insieme.

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Su internet troviamo moltissime informazioni sulle strategie di marketing o sulle azioni tattiche veloci che implementano le aziende più grandi al mondo. 

Tutti spunti poco attuabili perché il budget a disposizione di queste corporate, anche solo per fare un test, è spesso maggiore del budget che investe in un intero anno sul Marketing una Piccola Impresa Italiana.

Perciò comprendo la frustrazione di chi, cercando qualche idea per promuoversi sul web, si imbatte in soluzioni fuori dalla sua portata per costi e complessità di esecuzione; o in racconti di attività edulcorati, in cui non si dice proprio tutta la verità sull’impegno e sulle risorse necessarie a condurre l'attività di marketing. 

Il mio lavoro invece, è proprio quello di aiutare le PMI a trovare azioni di marketing efficaci ma alla loro portata e così oggi voglio condividere cosa ha funzionato di più nell’ultimo periodo.

Ovviamente con una premessa: non è detto che le azioni che sto per raccontare possano portare benefici a tutti.

I risultati potranno essere diversi per tantissimi motivi differenti: organizzazione interna, attività pregressa di marketing che ha investito molto su altri canali e poco in quelli che menzionerò, mercato di riferimento, indisponibilità di personale adeguatamente formato, clienti maggiormente interessati ad altro…

Questo vuol dire che i risultati siano dovuti al fato, ad un colpo di fortuna o che non si possano replicare? No, vi dico solo che ciascuno ha la sua storia aziendale con cui deve fare i conti.

Di solito per ogni attività ci sono diverse strade percorribili, prendete quindi questi esempi come spunti per riflettere e non come verità rivelate o segreti messianici.

Iniziamo dalla prima azione fra le tre che quest’anno hanno funzionato particolarmente bene.

1. Whatsapp Chatbot

La prima azione di marketing che mi ha dato soddisfazione è nata da un fallimento, da un'attività che non è andata come doveva andare.

Ve la racconto brevemente: da un cliente avevo proposto di implementare un chatbot. Ma non un finto chatbot che non interagisce e chiede solo di lasciare un email.

Quello non è un chatbot.

Quello è forse più simile ad un popup che chiede di iscrivervi alla newsletter con l’aggravante che se mi chiedi l’email per farmi poi richiamare dal venditore assetato di "budget da raggiungere", non fai proprio un’azione che da cliente apprezzo particolarmente...ma torniamo a noi.

Quello che volevo mettere in funzione era un vero chatbot con delle capacità di interazione con gli utenti elementari ma non banali.

Ci siamo affidati ad una persona molto preparata (di cui non posso dire nulla di male) e abbiamo iniziato con una piccola consulenza.

Lì abbiamo capito alcune cose: 

  1. programmare un chatbot non è semplice, è un vero lavoro che non finisce mai perché la discussione con il cliente si evolve e cambia di continuo. Un lavoro in cui devi rimanere aggiornato, studiare, capire le dinamiche e fare continue messe a punto. A meno che uno non voglia proprio passarci su delle giornate intere perché ha in prospettiva un uso intensivo dello strumento, conviene comprare sul mercato il lavoro di un esperto che a quel punto non costerà poco e sarà più simile ad un canone a vita.
  2. L’esperienza di un utente con un chatbot anche evoluto non è particolarmente interessante e ci siamo trovati molti messaggi in cui le persone scrivevano "operatore", "operatore"...in quanto cercavano un contatto umano perché volevano solo chiedere informazioni a qualcuno e non avere risposte da un algoritmo.
  3. Quando infine siamo riusciti (non senza fatica) a metter su qualche cosa di accettabile, ci siamo accorti che per essere conformi alle leggi, prima di iniziare a conversare il bot parte a chiedere autorizzazioni privacy e trattamento dati che fanno passare la voglia di proseguire alla maggior parte dei contatti.

Risultato: grande fatica per attivarlo e la maggior parte delle interazioni abbandonate dagli utenti. Un fallimento totale.

Cercando di capire come rimediare mi sono imbattuto in un plugin per WordPress che si chiama Chaty. È un plugin gratuito che con una piccola cifra sblocca alcune funzioni utilissime ma non indispensabili per testarlo.

Cosa fa questo plugin?

Mette al posto del chatbot un pulsante che apre un dialogo su Whatsapp con qualcuno di fisico e reale. 

Ora in realtà il plugin è in grado di fare molto di più, ma noi abbiamo selezionato solo questo perché abbiamo visto che nulla rendeva come il semplice bottone con il logo di Whatsapp.

Chi va sul sito e vuole fare una domanda accede al telefono di una persona reale che lo supporta. Certo un costo per l'azienda, ma assolutamente sostenibile perché il volume nel nostro caso è gestibile e porta risultati che lo rendono un buon investimento.

Quindi nessun automatismo ma una persona reale in carne ed ossa, disponibile a parlare senza alcuna foga di collezionare email e autorizzazioni al trattamento dei dati.

Solo la semplice disponibilità a supportare il cliente, a rispondere alle domande che ha, a indicargli in azienda la persona corretta da contattare, a fornire prezzi di massima o risorse aggiuntive.

Cosa abbiamo scoperto installandolo? 

Innanzitutto abbiamo scoperto che grazie a Whatsapp, gli utenti del sito sono più propensi ad aprire una conversazione rispetto al vecchio bot.

Quindi a prescindere iniziano più conversazioni perché sanno già cosa li aspetta.

Inoltre, abbiamo capito che gli utenti sono attivi sopratutto la sera, in una fascia che va dalle 17 alle 20. In quell’orario hanno meno scocciature aziendali e possono cercare di farsi un’idea o chiarirsi dei dubbi sui progetti che hanno in cantiere.

Infine, gli utenti non percepiscono come un disservizio che le risposte non siano sempre in real time.

Per questo tipo di messaggistica, come avviene anche nelle loro vite, che la persona non sia sempre disponibile a chattare in real time è perfettamente normale. Gli utenti accettano tranquillamente che la comunicazione avvenga in asincrono purché non passino giorni e giorni.

Cosa ha portato questa implementazione?

Il risultato che abbiamo ottenuto è di ben due conversazioni in target a settimana.

Appena due? Due può sembrare un numero piccolo, ma non lo è affatto perché se alla fine porta 4-5 clienti nuovi all’anno questo è un risultato più che soddisfacente per chi lavora nel settore del cliente di cui vi sto parlando.

Ovviamente avendo avuto dei risultati brillanti, abbiamo acquistato il servizio a pagamento e abbiamo strutturato il modo con cui rispondiamo in maniera idonea a spostare le conversazioni altrove per avere poi i contatti e le autorizzazioni del caso. Ma questa è un’altra storia e magari ve la racconto un’altra volta.

Veniamo alla seconda azione che quest’anno mi ha regalato buone soddisfazioni.

2. Content Repurposing

Ho messo in piedi, questa volta per me, un’azione di content repurposing. È chiaro che questa attività funziona se ci sono contenuti.

Audio, video, testi…quel che volete, ma se avete una landing page, un funnel e fate solo girare dei Facebook ads, questa non è una strada che potete percorrere.

Ora l’idea non è innovativa particolarmente.

Di questo argomento ne avevo parlato anche in una puntata qualche anno fa con Giada Centofanti (che saluto perché sicuramente ci ascolta! A proposito andate a sentire il suo podcast che si intitola “Connessioni” e che è veramente interessante).

Stavo dicendo che non è un tema particolarmente nuovo, ma quello che è cambiato è che ora, grazie ad alcuni strumenti e piattaforme è diventato un po’ più semplice per me che non ho uno staff di mille persone a supportarmi.

Inoltre l’offerta dei social oggi è cambiata, un conto è riproporre su Twitter e Facebook in cui o l'audience è piena di robot o dove la reach organica è quasi zero; e un conto è riproporre contenuti su TikTok, Instagram Reels, YouTube Shorts, Linkedin, Snapchat, Pinterest…

Oggi i video verticali hanno una reach organica molto generosa. Perché non approfittarne?

Forse vi potrà interessare come mi sono organizzato?

Niente di più semplice: quando scrivo un contenuto lo scrivo già inserendo alcune parti che potranno essere tagliate per diventare video verticali. Di solito riesco a farci stare dentro 1-2-3 al massimo frasi autoconclusive per una durata di massimo 60 secondi.

Così nella migliore delle ipotesi da un video di 14 minuti ho 3 contenuti diversi da 1 munito da ritagliare.

Questi li pubblico in tempi differenti su tutti i social possibili che accettano quel formato: Youtube Short, Instagram Reels, TikTok, Pinterest, Linkedin (fregandomene del formato, perché Linkedin è sempre l'ultimo ma vedrete che prima o poi arriverà anche lui ai video in formato verticale…).

Quale guadagno concreto mi ha portato questa azione?

A parte la presenza su social sui quali non ero presente, il risultato numerico che ho ottenuto è che grazie al content repurposing ho triplicato le iscrizioni mensili al canale YouTube. Perché questo è ciò che mi interessava ottenere.

Insomma una bella accelerazione anche se il mio canale ovviamente è piccolo e di nicchia. Comunque per la mia attività questa crescita ha già significato l’arrivo di nuovi clienti e nuove collaborazioni. 

Per fare questa attività di marketing avete due strade: potete fare tutto a mano voi, oppure farvi aiutare da dei servizi online: Repurpose.io, Veed.io oppure Zubtitle…nelle note dell’episodio li trovate linkati in ordine alfabetico.

3. Linkedin Newsletter

La terza azione di marketing che ha portato ottimi risultati e che voglio condividere con voi è stata la Linkedin Newsletter.

La Linkedin newsletter è l’azione di marketing più proficua e dal minor sforzo che io abbia mai eseguito.

Su questo tema ho pubblicato un video intero qualche tempo fa, perciò non voglio ribadire le cose che potete vedere in quell'episodio molto più in dettaglio.

Voglio solo aggiungere un aspetto che non mi era chiaro allora come oggi. 

La reach organica di questa email è pazzesca: circa il 50%.

Siccome io ripropongo lì contenuto che ho già costruito per esere pubblicato altrove, quegli oltee 1700 iscritti sono preziosissimi, perché senza sforzo sforzo, posso capire chi è interessato ai miei contenuti.

Andando a vedere uno per uno gl iscritti imparo a conoscerli, scopro che lavoro fanno e mi accorgo che sono spesso persone che non conosco e con cui non ho mai parlato direttamente.

Ovviamente costruire una relazione di fiducia da clienti o da partner non avviene in poco tempo, ma per chi fa contenuti come me, l’occasione di dare un volto a chi sceglie di prestare attenzione alle mie puntate è una occasione unica.

Rimanendo sempre sulla Linkedin Newsletter, prossimamente pubblicherò un elenco delle migliori Linkedin Newsletter a cui sono abbonato, ve lo anticipo così potete iscrivervi al canale e non perdere questa classifica, perché sono sicuro che alcune di queste newsletter le vorrete seguire anche voi in prima persona.

Conclusioni

Bene, sono contento di aver condiviso con voi queste 3 azioni di marketing, tutto sommato semplici e dai costi abbordabili praticamente da tutti. Magari fatemi sapere se implementandole hanno portato dei risultati anche a voi.

NOTE

I software che ho segnalato sono: Repurpose.io, Veed.io e Zubtitle.

Ricordo il canale Telegram con gli scontri Amazon e molto altro: t.me/meritasconti.

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