Sindrome di Burnout

Sindrome da Burnout: come prevenire leggendo i segnali del corpo

Scritto da Giorgio Minguzzi il 16 Settembre 2019

Oggi parleremo della Sindrome da Burnout, un argomento scomodo.
Scomodo perché il burnout è un argomento di quelli che se ne parla solo prima che si presenti. Dopo cala il silenzio, dopo ci si avolge solo nell’imbarazzo.
Sono stressato, sto schiumando, non ce la faccio più, sono sotto pressione…sono frasi che diciamo tutti con i colleghi.

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Ma quando il burnout arriva davvero, non ci sono più colleghi con cui condividere nulla. Tutti ti evitano, tutti iniziano ad indicarti con dei sorrisini.
Già la sindrome da burnout è un bel problema.
Oltre ad avere degli evidenti effetti drammatici sul piano individuale (rapporti personali, di coppia, rapporti familiari, relazioni con i figli che si frantumano), il burnout ha effetti negativi particolarmente sul piano organizzativo e lavorativo. Parliamo di calo della qualità del servizio erogato, calo della performance e aumento dell’assenteismo.
Mentre un tempo era una sindrome che affliggeva le professioni d’aiuto (medici, infermieri, pompieri, poliziotti…) oggi, con l’iper connessione che ci regalano i dispositivi mobili siamo tutti a rischio burnout.
Ecco perché ho chiesto a Pino di Ionna di registrare questa puntata.
Per chi non dovesse conoscere Pino, Pino di Ionna è un HRV Specialist (heart rate variability – vedremo fra un’attimo di cosa si tratta) e un coach che utilizza le biotecnologie per far prendere consapevolezza alle persone e prevenire la sindrome da burnout.
Pino, attraverso interventi di biohacking ci aiuta a riprendere in mano la nostra vita, ad ascoltare i segnali che ci lancia il nostro corpo, a comprenderli e a correggere le abitudini sbagliate.

Come evitare la sindrome da Burnout

Che cos’è il burnout e perché nel linguaggio comune viene usato come sinonimo di stress?

Il burnout è una condizione particolare nella quale possono finire le persone in età lavorativa, caratterizzata da esaurimento psicofisico, cinismo nei rapporti interpersonali e inefficienza al lavoro

Il termine è stato introdotto nel 1975 da Christina Maslach, psichiatra e professoressa di Berkeley, per definire una condizione nella quale i sintomi evidenziavano una patologia comportamentale a carico di tutte le professioni ad elevato ingaggio relazionale, si pensi a categorie professionali come gli infermieri, gli insegnanti e i poliziotti.

Si parla di vera e propria sindrome da burnout quando sussistono tre condizioni concomitanti:

  1. esaurimento emotivo, ci si sente sfiniti, senza energie ma nello stesso tempo incapaci di rilassarsi, recuperare e riposare. Non si ha voglia di affrontare nuovi progetti e di conoscere nuove persone. Ogni evento fuori dalla confort zone diviene una sfida, anche il più banale imprevisto. 
  2. depersonalizzazione, si diviene freddi e distaccati nei confronti del lavoro, dei colleghi e delle persone che si incontrano per lavoro. Il coinvolgimento emotivo raggiunge i minimi termini e si mettono da parte gli ideali e i valori personali nell’estremo tentativo di proteggersi dall’esaurimento.
  3. derealizzazione personale, ci si sente in balia delle onde senza controllo sulla propria vita e condizione. Abbandonati in un mondo del lavoro divenuto alieno e privo di quelle caratteristiche di stimolo e entusiasmo iniziale.  

Burnout: si fatica ad alzarsi dal letto

Diciamo subito che in questi casi è bene rivolgersi a professionisti qualificati alla somministrazioni di cure, mi riferisco a psichiatri e altre professioni mediche con specializzazioni attinenti. Ci tengo a puntualizzare questo concetto perché spesso si vedono annunci nei quali persone non qualificate sconfinano in tale ambito. 

Vengo alla seconda parte della domanda, oggi nel linguaggio comune si abusa del termine  burnout per dare maggiore enfasi alla propria condizione di stress personale. Ho sentito una neomamma dire “i capricci di mio figlio mi hanno mandato in burnout”, conoscendo il significato del termine, mi è venuto da sorridere pensando al neonato che dirige giorno e notte il cantiere famiglia, schiavizzando i genitori. 

Questo per dire quanto sia usato in modo improprio il termine per indicare una condizione personale di forte stress personale, familiare o sociale, che non ha nulla a che vedere con il lavoro. 

Il burnout, se ho capito bene, riguarda le persone che hanno come fulcro del loro lavoro i rapporti umani. Sapevo che il burnout era comune fra gli operatori sanitari che stanno a contatto con delle persone sempre e solo nei momenti difficili o in situazioni spiacevoli. Oggi, mi sembra di aver capito che questa cosa riguarda invece tutti. Sbaglio?

Sul finire degli anni ‘70 questa era una condizione a carico di poche categorie di lavoratori soprattutto infermieri che a causa degli estenuanti turni di lavoro e di una pressione psicologica importante finivano per essere bruciati. 

Nel tempo questa condizione è andata espandendosi verso quei lavori che ponevano la persona a contatto con il pubblico, in situazioni di elevata pressione psicologica.

Oggi moltissime categorie di lavoratori sia dipendenti che liberi professionisti possono divenire vittime del burnout perchè sottoposti a un sovraccarico di lavoro e notevole mancanza di controllo, generati dall’elevata competizione. Gratificazioni economiche insufficienti, un basso o inesistente del senso di appartenenza, scarsa equità, valori personali e lavorativi contrastanti, scarsa remunerazione.

La competizione ha generato tante opportunità ma ampliato notevolmente il bacino dei potenziali bruciati.

Ti senti sotto pressione? Occhio al Burnout

Raccontami cosa ti ha portato a conoscere così bene questa condizione.

Circa 15 anni fa anche io sono stato una vittima del burnout e vissuto buona parte dei malesseri di questa condizione, vi risparmio i particolari. 

Pensando di saper gestire l’effetto di una serie di cambiamenti personali e la forte pressione lavorativa non ho ascoltato i segnali che mi inviava il mio corpo. Ero troppo impegnato nelle attività per raggiungere il mio obiettivo “il successo” da non accorgermi che avevo trasformato la mia vitalità in iperattività, l’entusiasmo in rabbia e il riposo in un’inutile perdita di tempo. 

A questo iniziale mix si sono aggiunti un sovraccarico di lavoro, una costante mancanza di controllo e di gratificazioni, la presenza di ingiustizie e valori contrastanti con quelli personali, che mi ha bruciato. 

Le giornate avevano come colonna sonora la stanchezza, ero apatico e sempre nervoso, dormivo poco e digerivo quasi nulla. Bastava salire una rampa di scale per avere il cuore in gola, mi sentivo sfinito e ansioso. Per un ex atleta questa era una situazione preoccupante e altamente limitante.   

Un giorno bel giorno un medico mi ha aperto gli occhi sulla mia reale situazione e consigliato di intraprendere  un percorso di cambiamento del mio stile di vita e di lavoro, anche attraverso l’utilizzo di un dispositivo formativo prodotto da un’azienda statunitense: il biofeedback dell’Heart Rate Variability.

Sindrome di Burnout

Mi spieghi cosa sono i dispositivi di biofeedback dell’Heart Rate Variability

HearhMath Inner Ballance: dispositivo biomediacleI dispositivi di biofeedback dell’Heart Rate Variability sono dei biorilevatori della funzione cardiaca. Immaginate un sensore agli infrarossi che applicato al lobo dell’orecchio o a un dito è in grado di rilevare il battito cardiaco e da questo estrae, attraverso un software, un parametro molto importante chiamato Heart Rate Variability ovvero variabilità della frequenza cardiaca. Non parlo della frequenza cardiaca, quella viene calcolata come somma dei battiti in un minuto, ma dell’intervallo di tempo che intercorre fra una pulsazione e l’altra. Siamo portati a pensare che il cuore batte come se fosse un metronomo invece il cuore accelera e rallenta continuamente per essere pronto ad affrontare le sfide della vita. La gestione di queste dinamiche sono frutto dell’azione del sistema nervoso autonomo sul cuore e dei suoi due rami il simpatico, quello deputato all’azione (lotta o fuga), e il parasimpatico, a cui sono demandati i compiti del riposo, recupero e ricostituzione delle scorte energetiche. Quindi quando il cuore accelera è merito del simpatico e quando rallenta del parasimpatico. Se i due sono in equilibrio e tonici il cuore avrà una buona variabilità e questo è sinonimo di equilibrio neurovegetativo e benessere psicofisioco, viceversa se il simpatico prende il sopravvento sotto i colpi dello stress la variabilità diminuirà, il cuore tenderà a battere come un metronomo e questo non è un buon segno. Una importante perdita di variabilità della frequenza cardiaca è sinonimo di stress elevato o di patologie.

I dispositivi di biofeedback sono nati nei reparti di cardiologia e ostetricia alla fine degli anni ‘60 per monitorare cardiopatici e nascituri perchè si era notato che quando si riduceva nel paziente la variabilità della frequenza cardiaca le probabilità di un evento nefasto aumentavano notevolmente.   

Nel tempo questa tecnologia in grado di aprire una porta sul nostro sistema neurovegetativo in modo semplice e veloce è divenuto un supporto per interventi di training di biofeedback medico su persone affette da patologie. 

Negli ultimi 20 anni alcune aziende hanno realizzato versioni di biofeedback dell’HRV per un utilizzo personale con l’intento di fornire una tecnologia in grado di far capire cosa accade nel corpo e nella mente delle persone, una sorta di self-help. A me piace più parlare di science-help perché questi dispositivi mostrano cosa accade nel corpo in modo puntuale, dando una possibilità concreta di intervenire attraverso l’adozione di una strategia personalizzata.

In poche parole c’è stato un cambiamento nei dispositivi prima solo medici e ora formativi, grazie anche all’evoluzione dei processori degli smartphone, in grado di supportare i software di analisi.

Sindrome da Burnout

Se ho capito bene attraverso i dispositivi è possibile capire cosa accade dentro di noi e vederne l’impatto.

Giustissimo, ogni persona con un minimo di preparazione può utilizzare i dispositivi di biofeedback dell’HRV per uso formativo per comprendere cosa accade e prendere consapevolezza della condizione. 

Poi la cosa più bella è la possibilità di utilizzarli come supporto nel percorso di  cambiamento. 

Alcuni dispositivi sono dotati di un software specifico per raggiungere l’equilibrio neurovegetativo, che in questi casi viene chiamato stato di Coerenza cardiaca. 

Questa è una condizione di equilibrio nella quale il sistema parasimpatico riemerge e va a controbilanciare l’azione del simpatico apportando tutta una serie di benefici nel corpo e nella mente. Ad esempio se sono agitato perché devo parlare in pubblico in una riunione di lavoro mi basterà fare degli esercizi di respirazione guidato da un dispositivo Inner balance per rallentare le pulsazione, diminuire lo stato di pressione e avere maggiore lucidità.  

Quali sono i sintomi del burnout? O meglio che preannunciano il burnout, perché se capisco i sintomi me ne accorgo e provo a porvi rimedio.

Pino di Ionna - Prevenire il BurnoutPiù che di sintomi parlerei di segnali sotto forma di stanchezza, sfinimento, apatia, nervosismo, irrequietezza, insonnia. Ma anche rabbia, risentimento, irritabilità, aggressività, alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, negativismo, indifferenza, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, sospetto e paranoia, rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento, isolamento, sensazione di immobilismo, difficoltà nelle relazioni, cinismo, atteggiamento colpevolizzante nei confronti degli utenti e critico nei confronti dei colleghi.

Poi ci sono le patologie dovute come ulcera, cefalea, disturbi cardiovascolari e difficoltà sessuali, solo per citarne alcuni.

Cosa possiamo fare per non finire “bruciati” anche noi? Immagino che tanti ascoltatori si rispecchieranno in toto o in parte…come possiamo sapere a che punto siamo?

Per coloro che ritengono di essere in piena sindrome da burnout consiglio di rivolgersi a professionisti qualificati dell’ambito medico/sanitario senza indugiare oltre. 

Invece per quelli che sentono di essere fortemente sotto pressione senza essere bruciati il consiglio per levarsi dalla graticola è intraprendere un percorso costituito da microcambiamenti della routine quotidiana avendo l’obiettivo di aumentare la propria consapevolezza e costruire una solida resilienza. 

Questo perchè i piccoli cambiamenti hanno il vantaggio di non essere visti dal nostro sistema nervoso autonomo come una minaccia, faccio un esempio. Se voglio dimagrire è molto diverso l’impatto di una dieta fortemente restrittiva rispetto una che modifica progressivamente la qualità e le quantità dei cibi. Nel primo caso la probabilità di fallire è alta perchè il fattore stressante è molto elevato.

Aumentare la consapevolezza della propria condizione fisica e mentale attraverso l’utilizzo di biotecnologie come l’Inner Balance della HeartMath. Non posso iniziare un percorso di cambiamento efficace se non conosco la mia posizione di partenza e, soprattutto, quanto sono distante dall’obiettivo che mi sono prefissato di raggiungere. 

Porsi come obiettivo quello di sviluppare la propria resilienza, un termine un pò abusato che ingloba attività per il miglioramento fisico, cognitivo ed emozionale solo per citare le tre categorie più importanti. Se sviluppo le mie capacità avrò maggiore resistenza, forza e flessibilità nell’affrontare le sfide della vita e soprattutto riuscirò a recuperare più velocemente dagli eventi stressanti. Questo mi renderà reattivo, lucido e calmo nell’affrontare le situazioni della vita e, soprattutto, quelle del lavoro.

Spiegaci un po’ meglio questi dispositivi? Parlaci di questi oggetti che ci aiutano a tenere sotto controllo questi parametri?

I dispositivi formativi di biofeedback dell’HRV come l’Inner Balance HeartMath sono semplici sensori da applicare al lobo dell’orecchio e collegare al proprio smartphone o tablet con cavo o bluetooth, e trasformandolo in un alleato discreto per rilevare il proprio livello di stress e per i propri allenamenti quotidiani. 

La vita è il frutto di un equilibrio molto complesso definito omeostasi, quando ci allontaniamo da questa condizione, volontariamente (es allenamento) o involontariamente (eventi stressanti al lavoro), i vari sistemi cercheranno di ristabilire la condizione attraverso l’utilizzo delle risorse disponibili che impiegheranno un tempo x, se durante questo lasso di tempo accadranno altri eventi stressanti il sistema piano piano si sovraccaricherà danneggiandosi. Se consapevoli di cosa sta accadendo inseriamo delle microattività attività per riequilibrare il sistema neurovegetativo (attraverso l’utilizzo delle risorse vagali) otterremo un effetto positivo per il corpo e la mente. 

I dispositivi fanno eseguire degli allenamenti basati principalmente sulla respirazione diaframmatica della durata di 5 minuti. Questi possono essere eseguiti ovunque per ridonare calma e lucidità, prima di una riunione, quando si è nel traffico o quando si esce dal lavoro e bisogna essere performati con tre figli esigenti.

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Note della puntata

La ditta con cui Pino Collabora si chiama Self Coherence. Se vuoi contattare Pino, il modo migliore è scrivergli su Linkedin.
Ecco alcuni articoli che approfondiscono i concetti che abbiamo visto in questo episodio del podcast.

Il dispositivo citato è il “HeartMath Inner Balance Bluetooth Sensor“.

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