Perché l'Italia ci fa schifo?

L’Italia fa schifo: perché anche i marketer italiani sono inguaribili esterofili

Scritto da Giorgio Minguzzi il 21 maggio 2018

Non so se l’avete notato anche voi ma quando si parla di digitale in Italia la cosa che manca di più sono degli esempi concreti che riguardano il nostro Paese.
Fermate un Growth Hacker qualsiasi e provate a chiedergli degli esempi del suo lavoro.
Provate a domandare a un esperto di advertising online degli esempi virtuosi di cose che si possono fare con la pubblicità su internet.
Oppure provate a domandare a un esperto di marketing digitale qualche esempio di campagna che ha funzionato.
Provateci.
Tutti vi racconteranno la storia di AirBNB, Uber, Dropbox…ma un cliente loro lo hanno?
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Questa cosa va avanti un po’ in tutti i settori. Ditemi la verità non avete mai sentito frasi come: “ah, io ascolto solo podcast americani perché in Italia…”, “gli eventi in Italia non mi piacciono, io partecipo a quelli all’estero“, “io seguo solo marketer americani perché qui…”, “io compro solo questo tool fatto in America, perché non prenderei mai un tool Made in Italy”…
Sia ben chiaro non dico questo per puntare il dito in particolare contro nessuno, anche io mi sono fatto prendere spesso da questo atteggiamento snob. Solo che poi io mi sono accorto che dire così era proprio stupido, mentre alcuni continuano a vantarsi di questa esterofilia ogni 3 per due.
Fateci caso.Prendete ad esempio molti GURU del web, che ne so un Growth Hacker qualunque e chiedetegli qualche esempio del suo lavoro. Vi attaccherà una pezza incredibile su Uber, AirBnB o Dropbox. Tutte mega-aziende o startup americane che sono finanziate con gli steroide e che hanno budget particolarmente diversi dalla vostra SRL, ma anche dalla vostra SPA.
Poi prendete un ascoltatore medio di podcast e domandargli: cosa ascolti? Risposta: io ascolto solo podcast stranieri.
Gli esempi che ti fanno sono sempre esteri.
Rino Cammilleri
A me sta cosa da fastidio, perché tutti a magnificare il nord Europa, l’America, il Canada, ma ci andassero a vivere lì. Perché non vanno a vivere in America i guru italici del web e soprattutto perché non vendono ai civilissimo americani, agli educatissimi norvegesi, agli scandinavi, ai bretoni, ai tedeschi…no? No perché tutto questi col mito dell’Estero alla fine i loro prodotti, servizi e corsi online li vendono tutti in Italia.
Strano eh?
Doveroso elogio degli italiani. Contro il vizio dell'autodenigrazione - Rino CammilleriSi formano in America perché in Italia non c’è nulla di buono. Seguono il mercato americano perché lì si che c’è roba da fare ma poi la loro proposta commerciale la fanno in Italia.

Siccome per qualche anno i servizi digitali li ho comprati, posso dirvi un po’ come si sta dall’altra parte e cosa si nota.

Si nota che agenzie e freelance del digitale fanno esempi di attività straniere perché di loro degne di nota non ne hanno. Hanno davvero poco da raccontare, se ne vergognano.
Lo dico perché anche a me è capitato di dire che in Italia non avevo punti di riferimento, per darmi un tono, per non suggerire ai clienti l’idea di cercare su Google il nome che gli stavo dicendo, ma non era vero.
E nel tempo mi sono sempre pentito di questo atteggiamento perché non è vero che in Italia ci sono solo cialtroni e professionisti poco preparati (ci sono anche quelli bravi) ma soprattutto perché è un errore strategico parlare con un cliente facendo esempi in cui lui non può immedesimarsi.

Ovviamente non sto dicendo che l’Italia è un Paese facile, o un Paese dove si sta alla grande. Io per primo sono critico verso questo Paese, ma gli Italiani sono meglio della classe dirigente che hanno. E questo è un fatto.

Perciò per andare a fondo in questo aspetto ho voluto chiamare un amico.
Lui è Rino Cammilleri, un autore di numerosissimi libri fra cui uno che ho già citato la scorsa estate nella puntata che facemmo con Giada quando si parlava di libri per l’estate. La puntata è la 114 e il libro in questione è “Doveroso elogio degli italiani. Contro il vizio dell’autodenigrazione” appunto di Rino Cammilleri. Un libro scritto alla fine degli anni 90 e che ha avuto la sua ultima riedizione con numerose integrazioni nel 2001. È un libro che ho letto e riletto da ragazzo e che oggi mi sembra sempre più attuale.
Ho chiesto a Rino di darmi oggi una mano a capire i motivi di questo sentimento che non è solo “esterofilia” ma proprio auto-denigrazione. Lui ha accettato e questo è lo scambio che ne è nato.

Ci sono molti intercalari che accompagnano la nostra vita. Frasi che scappano detta a ciascuno di noi “è inutile siamo in italia”, “tipo modo di fare Italiano”, robe “all’Italiana” ma davvero tutto il peggio possibile è “vivere all’italiana”?

Prova Gratis PostPickrCesare Musatti, decano della psicanalisi, diceva che questa disciplina era stata inventata da ebrei per convincere i tedeschi a vivere da italiani. Vivere all’italiana significa lavorare per vivere e non vivere per lavorare, come è invece retaggio di altri popoli che ammiriamo. Il prendere la vita con la giusta dose di leggerezza, però, se aiuta a vivere meglio diventa un problema quando ciò lo si trasferisce nel campo dell’efficienza burocratica, dove effettivamente gli italiani non brillano. Da qui i modi di dire di cui sopra, che in effetti rispecchiano una realtà.

Secondo te perché l’Italia è passata da nazione guida della cultura mondiale a esempio di ogni vizio?

Per motivi storici. A un certo punto la Rivoluzione francese ha fatto scuola. Esportata da Napoleone nel continente (ma non in Inghilterra e in America: da qui le differenze), ha preteso di imporre il modello francese e rivoluzionario, accentrato, statalista e burocratico, all’Italia. Le proteste e le rivolte sono state represse e una sorta di camicia di forza è calata su di noi. Andreotti diceva che le Costituzioni sono come gli abiti: se un popolo ha la gobba anche l’abito dovrebbe averla. Per un esempio: il modello teutonico prussiano può funzionare a Napoli?

Ma se siamo sempre così denigratori su noi stessi, qualche cosa di vero ci sarà: insomma, cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto questo?

Il problema, come ho detto, è una forma statale che è estranea al nostro temperamento nazionale. E’ stata adottata col cosiddetto Risorgimento ma, di fatto, ha funzionato solo per vent’anni, durante la parentesi fascista. Ma quanto fosse posticcia lo si è visto: alla prima difficoltà si è sfasciata. Per il resto, dipende da chi si prende a paragone. Se paragonati alla Svizzera, usciamo perdenti. Se paragonati, che so, alla Grecia, meno.

Come abbiamo detto prima, noi italiani pensiamo sempre che le altre nazioni siano migliori di noi. Per noi si sta bene nel “nord Europa” e il meglio arriva sempre dagli Stati Uniti (non ora perché, perché c’è Trump). Ma le altre nazioni vedono in noi tutti i difetti che i nostri occhi vedono?

-Ripeto, se ci paragoniamo col Nord, può essere. Ma dipende da quali indici statistici si considerano. I Paesi che tanto ammiriamo hanno percentuali di suicidi e di consumatori di psicofarmaci stellari. Non si vive di sola efficienza burocratica, che è in fondo l’unica cosa che ammiriamo in quei Paesi. Si veda la differenza: se un italiano va a stabilirsi in Svezia, per esempio, è per lavoro: se uno svedese si stabilisce in Italia è sempre per il clima e il modo di vita. Abbiamo esempi di personaggi il cui reddito poteva consentire di vivere dove volevano, ma hanno scelto l’Italia: si pensi al cantante Sting, vedette internazionale, che sta in Toscana, o a Helen Mirren, attrice premio Oscar, che vive in Puglia.

Nel mio mondo (quello del digitale) non esiste cosa che non sia meglio della nostra. Ma nella tecnologia e nell’eccellenza nel lavoro, noi italiani non abbiamo dato nessun contributo?

Be’, è ancora attivo Federico Faggin, padre del microchip, e penso anche ai componenti italiani nei satelliti o nelle sonde che vanno su Marte. L’informatica è tutta americana, ma non si dimentichi che abbiamo perso l’ultima guerra mondiale: ci sono restrizioni, nei trattati di pace, che valgono ancora. Diciamo che noi abbiamo posto le basi, nei secoli passati. Abbiamo inventato intere discipline, perfino l’astrofisica, perfino la bomba atomica. E la bicicletta, lo scooter, l’elicottero… La partita doppia, le note musicali, la cucina, l’arte, il dizionario, l’orologio, la bussola…Abbiamo scoperto l’America…

Abbiamo visto che qualche cosa di buono l’abbiamo anche fatta, e che non è sano questo vizio autodenigratorio. Ora mi chiedo: è sano l’opposto? Non so come si possa dire, “nazionalismo”, “italianismo”…

In effetti, senza orgoglio nazionale non si va molto lontano. L’italiano, per questo, non è affatto portato a dare «oro alla patria». Purtroppo, una guerra persa, in cui effetti perdurano tutt’oggi, induce un complesso di inferiorità, Si pensi al film Un americano a Roma con Alberto Sordi. Gli americani mettono la loro bandiera anche sulle case private, cantano l’inno nazionale a scuola tutte le mattine, hanno le stelle e le strisce perfino sulle mutande. Gli inglesi sono fierissimi del loro Regno e della loro regina: guardiamo al grande giubilo del popolo quando si sposa qualche rampollo reale o quando nasce qualche pargolo a corte. Niente del genere in Germania, Giappone e, appunto, Italia. Ci ricordiamo dell’orgoglio nazionale solo nelle partite di calcio, infatti. La retorica patriottica richiede una continua alimentazione, una propaganda, aperta o velata, che venga dall’alto. Qui da noi non si può, e rimane l’Italia litigiosa fin dai tempi di Romolo e Remo, quella dei Comuni in lotta tra di loro, quella dei quartieri del Palio di Siena, quella ideologica della Resistenza e della guerra civile che continua ad essere celebrata. Se qualcuno rivendica qualche orgoglio nazionale, ecco pronta la denigrazione: sovranista, populista, razzista, magari fascista… No, per noi l’idea stessa di orgoglio nazionale è legata nell’immaginario al fascismo, perciò è improponibile.

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Note della puntata

Per seguire Rino Cammilleri il miglior modo è di iscriversi alla sua newsletter su: RinoCammilleri.com.
Il libro di cui abbiamo parlato nella puntata, “Doveroso elogio degli italiani. Contro il vizio dell’autodenigrazione” lo potete trovare ancora disponibile su Amazon.
Nella puntata cito PostPickr il tool di social media management che ormai uso da qualche anno. Se vuoi provarlo gratis clicca qui.

Commenti

1 commento a “L’Italia fa schifo: perché anche i marketer italiani sono inguaribili esterofili”

  1. Caterpillar ha detto:

    La frase
    “L’informatica è tutta americana, ma non si dimentichi che abbiamo perso l’ultima guerra mondiale: ci sono restrizioni, nei trattati di pace, che valgono ancora.”
    è di una inesattezza e approssimatezza imbarazzante.
    Innanzitutto l’armistizio che l’Italia ha firmato conteneva restrizioni di carattere militare, non di tecnologie di tipo civile. Se così fosse la divisione elettronica dell’Olivetti non sarebbe mai potuta esistere.
    Per non parlare di tutte le altre società tecnologiche italiane meno famose…

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