Imprenditori, CFO, lasciate che vi dica una cosa che forse non vi piacerà sentire: i soldi nella vostra azienda ci sono già, ma non li state cercando nei posti giusti.
Lo so, fa male ammetterlo. Fa male rendersi conto che mentre si combatte per ottenere un prestito, si firmano fideiussioni, si taglia il marketing “perché non c'è budget”, ci sono - invece - risorse che restano lì, immobili. E non parlo di soldi sotto il materasso o conti offshore: parlo di soldi veri, legittimi, dentro la tua azienda. Solo che nessuno te l’ha mai spiegato.
Ne abbiamo parlato in una puntata speciale di Merita.biz con Alfonso Selva, consulente finanziario e autore di un libro fondamentale per chi fa impresa: “Tesoreria Trasformativa- Liberare capitali inutilizzati, ottenere condizioni migliori dalle banche e pagare meno tasse in modo legale”. Un titolo che potrebbe sembrare marketing ben confezionato — e in parte lo è — ma che affonda le radici in verità che fanno male, proprio perché sono scomode.
Se pensi che l’unico modo per finanziare la tua azienda sia bussare alla porta della banca con il cappello in mano, non sei solo. Siamo cresciuti con questa cultura: la banca come unica fonte di denaro, il rating bancario come unica metrica, il bilancio “truccato” per pagare meno tasse come via al benessere.
E poi ci stupiamo se i finanziamenti non arrivano.
La verità è che ci sono decine di altre strade: finanza agevolata, peer-to-peer lending, crowdfunding, venture capital, private equity, fintech, coperture assicurative strategiche. Alcune più complesse, altre accessibili anche a PMI sane che vogliono crescere. Peccato che nessuno le consideri seriamente, perché “non si è mai fatto così”.
Eppure, mentre stai leggendo queste righe, ci sono aziende che crescono, si espandono e lo fanno senza dover ipotecare la casa dell’amministratore.
Uno dei problemi principali è che l’imprenditore medio — e lo dico con rispetto e stima — è bravissimo a fare il suo mestiere: sa produrre, sa vendere. Ma quando si tratta di finanza aziendale, di controllo di gestione, di pianificazione, è molto meno bravo. E non perché sia stupido, ma perché nessuno gliel’ha mai insegnato.
E quindi si ritrova con:
Come si fa a prendere decisioni così? Come si può chiedere credito a una banca con 5.000 euro di utile in bilancio e pretendere un finanziamento da 200.000? È come chiedere un mutuo da 300.000 euro con uno stipendio da part-time.
Se sei ancora convinto che un bravo imprenditore debba saper fare tutto da solo, sei fuori tempo massimo. Nel 2025 non è più pensabile condurre un’azienda senza un team — interno o esterno — di specialisti: commercialista, legale, consulente finanziario, esperto di governance e magari anche un business coach.
Non è debolezza. È visione.
E se sei un CFO, sappi che non basta guardare i numeri consuntivi. Devi saper leggere il futuro, anticipare il cash flow, capire che se un cliente non ti paga 100.000 euro, devi vendere per 1 milione solo per rientrare della perdita di margine.
Perché l’azienda non fallisce per mancanza di vendite: fallisce per mancanza di incassi.
Un’altra verità scomoda? L’imprenditore italiano medio ha il braccino corto quando si tratta di farsi aiutare. La consulenza è vista come spesa, non come investimento. Il controllo di gestione è noia. Il rischio? Una roba per “quelli grossi”.
E così, aziende con potenziale enorme si auto-condannano a rimanere piccole. Nani resilienti, come ci definiscono all’estero.
Certo, non tutti. Ci mancherebbe! Ma ancora troppi vedono il farsi aiutare come un'attentato alla loro capacità di guida dell'azienda.
Ma se vuoi crescere davvero, devi avere il coraggio di mettere intorno a un tavolo tutte le figure chiave: il commercialista, il consulente finanziario, il legale, il notaio se serve. Parlare chiaramente di patrimonio, passaggi generazionali, patti parasociali, tesoreria, assicurazioni, rating bancari, rischio informatico.
Sì, lo so: è noioso. Ma l’alternativa non è migliore!
Capita spesso che le aziende arrivino al marketing con lo stesso spirito con cui ci si affida a un santone: "Non ho più soldi, fammi vendere." Ma senza struttura finanziaria, senza flussi, senza una visione, neanche il miglior marketer può salvarti.
Se non hai soldi, non puoi fare marketing. E se non fai marketing, non vendi quanto dovresti. È un circolo vizioso. Ma se impari a cercare i soldi dove nessuno ti ha insegnato a guardarli — dentro l’azienda stessa — allora puoi uscire dal loop.
Parliamo di fornitori e clienti: se hai un unico fornitore strategico o due clienti che fanno l’80% del tuo fatturato, non hai un’azienda, hai una bomba a orologeria. Se uno dei due salta, tu crolli. Eppure capita più spesso di quanto immagini. Alfonso lo dice chiaramente nel libro: diversifica. Sempre.
E sì, diversifica anche nella tesoreria. Alfonso è uno dei pochi a parlare di Bitcoin non come moda da nerd, ma come strumento di diversificazione patrimoniale. Non serve diventare Maximalist. Ma se i fondi istituzionali lo includono nei loro portafogli, un motivo ci sarà.
Allora la domanda non è: "Come faccio a trovare più soldi per l’azienda?"
La vera domanda è: "Perché non sto cercando dove dovrei?"
E qui ti lascio con 3 spunti pratici per iniziare:
Se vuoi approfondire, il libro di Alfonso "Tesoreria Trasformativa- Liberare capitali inutilizzati, ottenere condizioni migliori dalle banche e pagare meno tasse in modo legale" è un ottimo punto di partenza. Perché se i soldi ci sono ma non li vedi, il problema non sono i soldi.
Se vuoi contattare Alfonso, ti consiglio di iniziare dal suo sito.
