Come scrivere l'About Page per il tuo sito web

About page: come scrivere la pagina “chi siamo” del tuo sito

Scritto da Giorgio Minguzzi il 24 luglio 2017

L’about page è importante? Perché la pagina “chi siamo” è un tassello fondante della nostra strategia web? Ecco alcuni consigli per scriverne una efficace.

Come mai l’about page è da considerarsi una pagina strategica?

Molto semplice perché fra tutte le pagine di un sito la pagina di about us è la seconda più vista. Mediamente è la seconda più vista per il semplice motivo che le persona amano conoscere da chi comprano. E questo vale sia per le persone (i freelance, i professionisti) che per le aziende.

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Fra l’altro Google dimostra spesso di avere un’attenzione particolare alle about page. Se provate a cercare ad esempio il mio nome e cognome il primo risultato non è il mio blog o l’home page di Merita.biz ma l’about page!

Purtroppo molte volte questa pagina è sottovalutata nelle nostre strategie di marketing.
Quando stiamo lavorando al nostro sito, nella maggior parte dei casi abbiamo già abbastanza cose da pensare che viene spontaneo considerare l’about page una pagina facile, da riempire con la solita sbrodolata che recuperiamo da qualche catalogo cartaceo.
Vero, l’obiettivo è avere tutto il sito online, ma l’ansia a volte fa perdere di vista le occasioni.
Come scrivere la pagina chi siamo del proprio sito

Concretamente cosa è una about page?

In italiano è spesso la pagina “chi siamo”, ma sempre più spesso vedo che anche in italiano viene lasciata la dicitura “about”.
Se vuoi veramente essere leader e non solo scriverlo sulle brochure, la pagina “chi siamo” va curata meglio di quello che normalmente si fa.
L’about page è una pagina particolare in cui i visitatori capiscono qualche cosa di più sull’azienda e sui servizi e prodotti che offre.
Impostare bene l’about page non è semplice, anche perché regolarmente bisognerebbe riscriverla.

Come mai l’about page è una pagina importante?

Perché spesso la pagina “about us” è la pagina che introduce e spiega chi sei al visitatore che è atterrato sul tuo sito da chissà attraverso quale ricerca su Google.
Quando un visitatore arriva da un motore di ricerca, da una campagna di advertising o dal lavoro sui contenuti che si pubblicano sui vari social network, la prima cosa che vede è la landing page su cui lo avete dirottato voi, ma se è un minimo interessato allora probabilmente cliccherà sulla pagina “about us” per capire meglio chi siete.

L’about page attira visitatori che sono già interessati

Ovviamente questo visitatore è un utente che ha già mostrato un minimo interesse, altrimenti sarebbe semplicemente andato ad accrescere il bounce rate del sito.
L’about page risulta quindi fondamentale per costruire un rapporto che si sviluppi poi con degli acquisti o con l’inizio di una relazione un minimo più strutturata.

Per capire l’about page bisogna immaginarsi uno speed-date tra chi cerca qualche cosa e chi la offre. Dobbiamo quindi creare la nostra about page in modo tale che sia in grado di vincere le resistenze e farci trovare interessanti in pochissimo tempo.
Alle persone piace fare business con delle persone e anche quando comprano da un eCommerce si immaginano di avere persone dall’altra parte e non dei robot, perciò l’about page è una pagina strategica per far crescere i nostri guadagni.
Perché quindi non dedicarci il giusto tempo e curarla un po’ di più?

Beh, a questo punto penso proprio che qualche ascoltatore stia cominciando a pensare di rimettere mano alla propria pagina about

E se questo non è ancora sufficiente guardiamo la cosa anche da altri punti di vista: usiamo i numeri e la matematica.
Come vi ho detto la pagina about us piace così tanto a Google che spesso è tra le pagine più in alto nell’elenco dei risultati che viene restituito.
La Serp di Google quando si cerca lLewis Howes
Prendiamo ad esempio un podcaster: Lewis Howes. Se lo cerchiamo su Google la sua about page è il terzo risultato che viene proposto.
Ora, quante ricerche vengono fatte ogni mese con la chiave Lewis Howes su Google? SemRush ci dice che, solo in USA sono oltre 14.000.
Proviamo a cercare la chiave “Lewis Howes” su Google. La pagina “about” esce terza.
Se prendiamo i tassi di conversione studiati da Search Engine Watch il terzo risultato della serp ha poco meno del 10% di CTR.
Search Engine Watch
Stiamo parlando quindi di 1.400 visite al mese solo sulla pagina About Me. All’incirca.
Questo calcolo che ho visto fare da Neil Patel ribadisce con i numeri sempre la stessa cosa: l’about page è una pagina strategica. Va quindi curata nel dettaglio.

L’About page parla di te ma non è per te

Bisogna tener corto di alcune considerazioni. La più importante è la seguente: l’about page parla di te, ma non è per te!
La lente attraverso cui guardare il lavoro sulla pagina about me è quello dello scopo per cui viene scritta. Sebbene l’about page parli di noi, non è per noi.
Non la scriviamo per il nostro compiacimento. Non siamo noi i destinatari della comunicazione contenuta all’interno della pagina, ma i nostri clienti.
Dobbiamo ricordarci che scriviamo per “servire” loro.
Non il nostro ego o le nostre personali passioni (e a volte pure fissazioni).
Perciò quello che dobbiamo avere in mente è l’azione che sta compiendo il nostro cliente che è lì che legge queste pagine per un motivo. Lui cerca di capire e vuole rassicurarsi sul fatto che noi siamo davvero le persone giuste, quelle in grado di dargli una mano, quelle coi prodotti o i servizi che rispondono alle sue esigenze.
Lui cerca soluzioni a problemi molto concreti, a di cui sente davvero il bisogno di dare risposta attraverso qualcuno che lo aiuti.
Perciò è importante, fin dalle prime frasi dedicare spazio alle sfide e agli obiettivi che vogliono raggiungere i vostri clienti.

Perché scrivere l’about page non è facile?

È semplice ma non è facile perché spesso non si sono fatti i compiti a casa.

Più volte in questo abbiamo parlato delle Buyer Personas e di quanto queste siano utili, magari una delle prossime puntate del podcast la realizziamo proprio su questo argomento.
Bene, se le avete disegnate non vi sarà difficile immedesimarvi con lo spirito con cui il vostro lettore legge la vostra about page. L’about page è per loro, non per voi!
Ma se non lo avete fatto come potrete immedesimarvi nei bisogni delle persone che visitano il vostro sito?

L’about page e lo storytelling

Le pagine chi siamo scritte male sono noiosissime e nessuno le vuole leggere.
A tutti invece piace leggere le storie ma come dice Donald Miller, se non vuoi finire nel dimenticatoio, l’eroe della storia deve essere il tuo cliente non tu.
Quindi tutta la difficoltà sta nel ricordare che è necessario scrivere una storia in cui l’eroe sia il cliente e non tu o la tua azienda.

Come scrivere un’about page dove l’eroe della storia è il cliente e non la tua azienda?

A te è riservato il ruolo della guida, non dell’eroe.
Un libro per scrivere meglio il proprio messaggio aziendale

Come Luke Skywalker ha Yoda, come Frodo ha Gandalf, il tuo cliente deve avere te al suo fianco. Sei tu che lo guidi alla vittoria.
Sulla componente di storytelling si potrebbe dire di tutto e di più, preferisco quindi linkare qui sotto qualche episodio del podcast e dei video di Donald Miller per due motivi:
il primo è che sarebbe un discorso troppo lungo che meriterebbe uno spazio a parte; il secondo è che Donald Miller ha disegnato un script appositamente fatto per aiutare a scrivere la propria storia che funziona benissimo.
Inoltre lo storytelling è un capitolo davvero enorme e sul quale trovate decine e decine di pagine scritte sul web da persone molto più autorevoli di me: non vi mancheranno mai le risorse per questo aspetto.
Quello che mi interessava segnalarvi però è che la storia della vostra avventura, delle vostre umili origini, delle fatiche fatte, di tutti gli ostacoli superati in anni di duro lavoro è senza dubbio utile ma va raccontata per il cliente, non per appagare il vostro ego.

Idee per l’about page

Non sei l'eroe della storia, sei la guidaQuindi cosa scrivere nell’about page?
Citare l’anno di fondazione, specialmente quando ci si può vantare una storia aziendale con solide radici ancorate nel tempo è utile, ma spendersi in dettagli sulla storia della fondazione può davvero risultare noioso e inutile.
Il messaggio che deve arrivare è quello della solidità, cioè che l’azienda è sul mercato da molto tempo e ci si può fidare di chi, da così tanti anni, viene scelto dai clienti.

Si può dire in due parole, non c’è bisogno di raccontare cosa mangiava a colazione il padre fondatore dell’azienda, né come vi vestiva vostra madre a tre anni e che vi piaceva il gelato al limone.
Inoltre, per evitare quell’effetto fastidioso che si sperimenta quando uno legge chi si loda (e si imbroda) da solo, conviene far parlare i fatti.

Avete dei riconoscimenti?
Avete vinto dei premi?
Avete dei numeri da poter far vedere con orgoglio?
2000 impianti installati, 5000 clienti soddisfatti, 40.000 iscritti alla vostra newsletter.

Oppure si può parlare dei benefici che la tua azienda porta ai clienti.
Forse hai un prodotto che aumenta il loro fatturato fino al 20%, oppure hai un servizio che gli farà risparmiare il 5% delle spese di manutenzione.
Dare evidenza agli anni di presenza nel settore, dare spazio ai brevetti che nel tempo siete riusciti a registrare o a ciò che avete realizzato e che è un vanto non solo per voi ma per tutto il vostro settore aiuterà la vostra about page ad essere uno strumento efficace.
Se siete partiti da poco, puntate tutto sulla mission, sui vostri valori. Ma non i valori aziendali che vi suggeriscono le agenzie di comunicazione che sono sempre uguali: onestà, coraggio, innovazione…l’utente è già scappato.

È tutta questione di fiducia

Il cliente vuole darci fiducia, per questo legge l'about page.Come scrivevo prima è importante far vedere dei riconoscimenti, delle “prove provate” del fatto che non voi, ma qualcun altro vi ha reputato bravi, capaci, competenti, pronti, preparati.
È con ciò che dicono gli altri che si crea una reputazione.
I bollini e i premi vanno bene, ma chi meglio dei vostri clienti potrà parlare di voi?
Ora, come sempre le testimonianze devono avere tre caratteristiche principali:

  • Devono essere vere (mai dire bugie, pensate ai rischi!)
  • Naturali / spontanee
  • Aggiornate

Perché se decidete di metterle non possono fare i funghi e rimanere lì anni e anni.

Dovete dare un’immagine di voi che non sia rivolta al passato, rivolta ai cari e vecchi “bei tempi”.

Restando nella sfera della fiducia, è importante mostrare la propria appartenenza alle associazioni di categoria, magari siete anche parte del board di qualche gruppo di lavoro specifico. Ecco, tutte queste cose sono importanti perché i clienti vi tributano una parte dell’autorevolezza di cui godono queste associazioni. Pertanto è come un po’ essere iscritti ad un albo per i professionisti. Su questo ci ha giocato per decenni una famosa marca di dentifricio “consigliata dall’Associazione Medici Dentisti Italiani”. Avete presente, giusto?!

Dovete quindi curare particolarmente bene tutti questi aspetti mettendo le foto aggiornate (o significative) dei clienti che vi fanno un endorsement. Inserendo correttamente i link ai loghi giusti.Spiegando chi sono, che ruoli hanno nella loro struttura aziendale. Riportando i nomi corretti delle persone e non dando mai per scontato che tutti conoscano il significato degli acronimi che usate per identificare le realtà che volete usare per rendere la vostra about page più autorevole.

L’about page deve essere personale senza uscire dal professionale

L’about page è una vetrina importante ma che effetto avrebbe una vetrina uguale a tutte le altre? Come quelle dei centri commerciali: anonime, fredde, ripetitive.

Usare la prima persona (singolare o plurale) a seconda che sia un professionista o un’azienda renderà tutto più credibile.
Anche il tono deve rimanere spontaneo e colloquiale, senza cadere in forme “desuete” (appunto!) che sanno solo di vecchio e soprattutto di finto.
Inoltre che about page sarebbe senza una foto? Una foto delle persone! Noi dei macchinari e dei capannoni. Una foto reale, non una illustrazione, uno scatto di gente che è capace di guidare i clienti sotto cieli più sereni.

Se è vero che le persone cercano rapporti con altri esseri umani e che, come dice Bryan Kramer: il business è H2H è qui che dovete mettere i link ai vostri account social.

Senza uscire dal professionale è però necessario scrivere l’about page come se si stesse cercando di connettersi visivamente con i propri visitatori, cercando di riprodurre esattamente ciò che fareste se li doveste incontrare di persona.
Bisogna lavorare su due caratteristiche:

  • l’empatia
  • l’autorevolezza

Cosa pensi sia importante sappiano di te o della tua azienda? Come puoi persuadere i tuoi visitatori che la tua azienda è perfetta per loro?

Per questi motivi sono assolutamente da evitare tutte quei modi di dire inflazionati tipo: “azienda leader”, “servizi a 360°” etc… Sono usati e stra-usati, per non dire abusati. Frasi false come l’ottone che attirano l’attenzione del cliente come delle note stonate.

Accorgimenti tecnici per l’about page

Nella about page si devono usare tutte le armi che abbiamo. E di armi ne abbiamo davvero tante.
Molti sono dell’idea che l’about me page non venda. Mi spiace, ma non capiscono un tubo!
È una pagina visitata, nella quale dobbiamo usare tutti gli strumenti del digital marketing che riusciamo a padroneggiare.
Possiamo inserire dei video oltre che alle foto. Possiamo inserire delle citazioni facilmente condivisibili su twitter.
In generale possiamo mettere tutti i pulsanti con le social proof che facilitino il lettore a condividere sul suo profilo il nostro contenuti, ma soprattutto possiamo ricorrere a piene mani all’inbound marketing.
Se è una pagina molto visitata perché non inserirci il migliore dei giveaway che abbiamo preparato per la nostra audience. Perché non approfittare di questa pagina per collezionare email e follower?

Inoltre perché non usare nell’about page tutti quei trucchi di SEO, tutti quei sistemi che rendono più facile la vita del lettore come grassetti, titoli, citazioni, elenchi puntati, snippets e che sono disponibili e magari usati già in altre parti del sito.

Ovviamente, proprio perché è una pagina molto visitata non dobbiamo perdere l’occasione di lanciare una call to action chiara e ben visibile. Anche qui però c’è da pensare un attimo. Non potete riempire l’about page di ogni cosa, dovete scegliere e caratterizzare l’about page con messaggi univoci riguardanti una sola azione.
Perché se il visitatore non riuscirà a capire al primo colpo cosa deve fare, se gli chiederete di pensare o capire investendo del tempo, lo avrete già perso. I clienti hanno urgenza di risolvere i propri problemi, non hanno tempo per comprendere le cose che confusamente tentate di comunicare loro.
Poi, una volta finita la prima stesura, perché non iniziare a fare delle modifiche e a vedere quali rendono maggiormente con degli A/B test?

Troppo lavoro per una sola pagina?

Pensare che sia una pagina di serie b è un grande errore strategico. L’about page genera traffico a volte meglio di alcune delle landing page che tanto vorremmo portassero del business.

Online esiste una raccolta di bellissime about page. La trovate su Best About Pages
Potete inserire anche la vostra. E potete stare ore ed ore a guardare quelle degli altri.
Magari quando ne trovate una scritta bene, sarebbe bello in italiano, segnalatela nelle qui sotto nei commenti. Sarebbe bello che questa puntata si arricchisse con le vostre segnalazioni.

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Note della puntata

Il podcast di Donald Miller si intitola “Building a StoryBrand” e lo trovate su iTunes.
Il podcast di Neil Patel che viene citato si intitola “Marketing School” e lo potete ascoltare su iTunes.
Il libro utile per rendere più chiaro il vostro messaggio nella about page si intitola “Building a StoryBrand: Clarify Your Message So Customers Will Listen” di Donal Miller, prenotabile su Amazon.
Le analisi del Click Thru Rate le trovate su Search Engine Watch.
Il libro di Simon Sinek citato da Giada si intitola “Start with why” e lo trovate in inglese e in italiano su Amazon.
Il libro di Lewis Howes citato nella puntata si intitola “The School of Grateness” e anche questo lo trovate su Amazon.
Durante la discussione è stato citato anche il famoso libro di Bryan Kramer “There Is No B2B or B2C: It’s Human to Human“, disponibile su Amazon come tutti gli altri.
Il gruppo segreto su Facebook lo potete scovare qui. Se poi vi va potete anche mettere un like sulla fanpage.
Alcuni dei link che trovi in questo articolo sono link affiliate, per i quali per ogni acquisto il podcast viene ricompensato con una commissione.

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