Startup in Italia o all'estero?

Startup in Italia o all’estero? Da dove parto per arrivare ai miei primi 10 milioni di euro

Scritto da Giorgio Minguzzi il 25 settembre 2016

Quanto è vero che fondare oggi un’azienda in Italia sia un errore?
Meglio partire direttamente dall’estero o nascere in Italia e poi internazionalizzarsi?
Agli occhi di un investitore internazionale, quali aspetti negativi o positivi comporta essere una startup in Italia?

Se anche tu ti poni le stesse domande, questa puntata è fatta apposta per te. Oggi infatti ci collegheremo con San Francisco dove ci faremo svelare da Armando Bondi i segreti delle startup di successo.

Ti è piaciuta la puntata? Dillo su Twitter.


Per chi non conoscesse Armando Biondi, Armando è un imprenditore italiano che vive a San Francisco, co-founder di AdEspresso, una piattaforma per ottimizzare le campagne di advertising su Facebook e fondatore di numerose altre startup di successo.
Armando Biondi - Startup in Italia o all'estero?

Quanto è vero che fare una startup in Italia è un errore? Meglio fondare all’estero o nascere in Italia e poi internazionalizzarsi? Quali sono le differenze?

Oggi, il consiglio che dò alle persone che me lo chiedono è che viviamo in un contesto abbastanza diverso già da quello di qualche anno fa. Per tutta una serie di macro-trend che sono in pieno svolgimento, la situazione è cambiata rispetto a qualche anno fa. Fondare la propria company o la propria startup è possibile farlo in maniera economica ovunque. L’accesso a internet ti permette di risolvere tutta una serie di cose che 10/15 anni fa non avresti potuto risolvere se non stando negli hub tecnologici. Quindi l’accesso al “cominciare qualche cosa da zero” è molto basso.

Paradossalmente è facile. D’altra parte la sfida di quelli che erano una volta gli hub tecnologici principali come San Francisco (il numero uno al mondo…), New York (che è il numero due) oppure Los Angeles, Israele per alcune cose…si è fatta molto più competitiva e costosa. San Francisco e New Yourk sono oggi due fra le città più costose al mondo proprio perché si è creata questa concentrazione di capitali da una parte, startup dall’altra e ancora talento e possibilità di exit, ecc…Tutto questo fa crescere paurosamente il costo della vita.

Quindi, in realtà l’idea di doversi spostare da qualche parte per cominciare a fare startup, oggi è abbastanza controproducente. Perché spostarti a San Francisco con zero prodotto, zero revenue, zero funding aumentano le possibilità di fare un buco nell’acqua.

È un ambiente più competitivo e più costoso e quindi il consiglio che dò è quello di partire a fare un side project che stuzzica la tua ambizione e di partire dove sei. Oggi chiunque può farlo. Se questa cosa ha gambe e potenziale per crescere generando un riscontro tangibile, reale e concreto sul mercato allora si può pensare di raccogliere qualche capitale e di spostarsi in un hub tecnologico più completo e consolidato.
Da questo punto di vista non è una brutta idea, invece di mirare al numero uno degli hub San Francisco, andare a provare in un livello superiore ma senza puntare al numero uno come può essere ad esempio Berlino o Londra.

Agli occhi di un investitore internazionale, quali aspetti negativi o positivi comporta essere una società italiana? Cosa possiamo fare per renderci più appetibili?

Ci sono due aspetti da considerare. Un vantaggio e uno svantaggio. Lo svantaggio è che di solito chi ha capitali da investire ha preferenza per investimenti in economie che conosce. Quindi è più difficile che un investitore inglese decida di investire in una company italiana, è molto più facile che investa in una company inglese. Lo stesso vale per gli americani, è molto più facile che un investitore americano investa in una company inglese, ancora più difficile che lo faccia in una italiana.

Questo per un motivo molto semplice: la conoscenza dell’ecosistema fiscale ed economico è maggiore nell’area di appartenenza. Sei più tranquillo quando dici: “sto già rischiando il mio capitale e non voglio un ulteriore elemento di rischio come la non conoscenza dell’ecosistema fiscale e legislativo”. Non parlo solo dei benefici fiscali di un Paese ma proprio di come funziona il business, il fatto che ci sia una legislazione di un certo tipo, che le company siano fatte in un certo modo, che ci siano delle dinamiche nel gestire gli affari proprie di quel Paese.

Zero to OneIl vantaggio invece è che oggi, per i macro-trend che ci sono, il talento è distribuito così come il capitale, così come la tecnologia e l’accesso ai mercati sono distribuiti.

Quindi mentre da un punto di vista dell’investimento è più facile raccogliere capitale da chi conosce l’ecosistema del Paese, da un punto di vista operativo c’è un arbitrage opportunity che è quella di dire: ok ho la company americana, sono nell’hub più importante al mondo però il team tecnico lo tengo nel team di provenienza. Ovviamente questa cosa ha delle sfide operative perchè devi essere in grado di farla funzionare, ma se sai come farla funzionare questo ti permette di avere accesso a buon/ottimo talento ad un costo ragionevole e allo stesso tempo a buon accesso al capitale ad un costo ragionevole con le valutazioni americane.

Perciò ti trovi a pagare per uno sviluppatore il 15-20% più del mercato locale per il top 3-5% del talento che però è il 50% in meno di quanto pagheresti uno sviluppatore qualunque a San Francisco.
Ci sono poi tutta una serie di hub tecnologici che stanno emergendo anche in Italia. Non sono magari tier-1 come potrebbero essere San Francisco, o tier 2 come New York, Berlino, Los Angeles, Hong Kong sono tier 3 o 4 ma esistono.

Ci sono conglomerati di angel investor, di incubatori, di piccoli fondi che possono dare disponibilità di capitale da 1 a 5 milioni di euro. Quello che fa la differenza è che vedo mancare gli imprenditori, la gente che sa fare startup: chi sa riconoscere una buona idea, chi sa farla diventare un’azienda, chi sa mettere insieme il processo operativo, chi sa raccogliere il capitale che sa mettere in piedi un prodotto, che sa mettere in piendi una go-to-market strategy per attirare il primo nucleo di utenti, che sa attirare il suo primo nucleo di clienti….

Aiutaci a far crescere il podcast!

Ti è piaciuta la puntata di oggi? Lascia la tua recensione su iTunes e iscriviti al podcast.

Se ascolti MERITA BUSINESS PODCAST su Stitcher o altre piattaforme puoi lasciare la tua recensione seguendo queste istruzioni. Grazie!

Fai conoscere MERITA BUSINESS PODCAST ai tuoi follower su Twitter!
Condividi il podcast

Note della puntata

Se volete seguire Armando Biondi potete cominciare da questi account: Medium, Linkedin, Facebook, Angel List e Twitter.
Se invece vi incuriosisce sapere di più della sua startup potete visitare adespresso.com
Il libro citato da Armando durante lo show si intitola “From Zero to One” di Peter Thiel.
Armando Biondi sarà al Mashable Social Media Day a Milano, se vuoi incontrarlo scopri se ci sono ancora biglietti disponibili: stanno andando a ruba!

Nota: trascrizione parziale non rivista dall'autore

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le difficoltà dei content marketer che non ti aspetti

Le difficoltà dei content marketer che non ti aspetti

05 dicembre 2016
Over App: Visual Content che fa la differenza

Over App: Visual Content che fa la differenza

01 dicembre 2016
Industry 4.0: i robot ci ruberanno il lavoro?

Industry 4.0: i robot ci ruberanno il lavoro?

28 novembre 2016