Promozione musicale

La musica è cambiata! Spotify, Tidal, Apple Music hanno cambiato il mondo della musica per sempre.

Scritto da Giorgio Minguzzi il 13 marzo 2017

Una volta c’erano le cassette. Possibilmente delle TDK da 90 (chi c’era sa). Prima c’era il vinile, poi i CD-Rom. Ma ora cosa c’è?
Come è cambiato il mondo della musica e come, di conseguenza è cambiato il marketing musicale?
Con queste domande in mente ho contattato Carlo Alberto Biasioli, che in questo mondo ci vive da tantissimo tempo.

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Per chi non conoscesse Carlo Alberto Biasioli, Carlo Alberto è un promoter musicale, un talent scout e social media manager di diversi festival e gruppi musicali.
L’ho raggiunto e gli ho fatto un po’ di domande proprio sui cambiamenti in corso nel mondo della musica. Questo è quello che mi ha risposto.
La musica è cambiata

È cambiato il modo di ascoltare musica negli ultimi anni? E l’industria musicale?

Beh c’è una lunghissima storia dietro questa domanda. L’idea di registrare musica su supporti fisici utilizzabili poi comodamente a casa risale alla fine del 1800. Il famosissimo vinile è nato poi nel 1948, formato che possiamo dire sia ormai un evergreen dato che in questi ann i sta tornando un po’ alla ribalta
Si sono poi susseguite musicassette e cd per poi approdare finalmente alla parte che io ritengo più interessante. Il momento in cui la tecnologia ha dato un segnale fortissimo alla musica che non è stato compreso. Sto parlando di Napster e dei primi download illegali di brani musicali.

A parte tutti i danni causati da questa pratica all’industria musicale, già nel 1999 si doveva riuscire a capire che il modo di ascoltare musica stava cambiando radicalmente. Invece si fu incapaci, secondo me per la prima volta nella storia dell’industria musicale, di recepire il cambiamento e rimanere all’avanguardia.

Ci sono voluti 9 anni per creare un servizio di streaming musicale intelligente come Spotify, che soddisfacesse il bisogno dei suoi utenti di usufruire di un enorme database musicale in ogni momento ritenuto più adatto. Oltre a Spotify sono poi nati altri servizi di streaming molto competitivi come Apple Music, Tidal e SoundCloud per citarne alcuni.

Tutti questi servizi a mio avviso hanno contribuito a salvare l’industria musicale da una tragica fine. Il 2016 infatti è stato un anno importantissimo, non per la morte di molti artisti di calibro massimo, ma perché è il primo anno in cui il mercato musicale è cresciuto, cosa che non accadeva da quasi 20 anni. Tutto questo appunto grazie allo streaming online a pagamento. Cioè in pratica il numero di abbonati a servizi tipo Spotify disposti a pagare una somma mensile o annuale pur di avere il 100% dei servizi della piattaforma a disposizione.

Questo modo di ascoltare musica è ciò a cui siamo arrivati oggi, questo è il metodo più evoluto e che fa davvero ben sperare nel futuro, al punto che il U.S. Department of Commerce si è sbilanciato tantissimo annunciando che secondo le stime a loro disposizione, questo mercato raggiungerà un valore di 5.4 miliardi di dollari annui entro il 2019, mentre IHS Markit di Londra sostiene che il numero di abbonati statunitensi triplicherà entro il 2020.

La situazione di spotify, tidal e apple music è molto positiva quindi?

No, in realtà non è proprio così luminosa come appare. Spotify e Apple Music che possiamo tranquillamente definire player principali del settore, vedono nascere e crescere ogni giorno decide di competitor più piccoli che offrono il loro stesso identico servizio. Negli Stati Uniti quelli più pericolosi sono Pandora, iHeartRadio e Amazon per esempio.

Tutti questi nuovi giocatori dovranno offrire qualcosa di più o di differente da quello che i leader offrono oggi se vorranno sopravvivere e crescere negli anni. Una strategia ad oggi messa in atto è quella tentare di infrangere la soglia degli abbonamenti a 9,99€ al mese. Non dico che sia una buona idea, però Pandora e iHeart si sono già mossi in questa direzione prendendo contatti con le major musicali per ottenere, tra virgolette, sconti e poter così offrire il proprio servizio a 4,99$ comprensivo della possibilità di ascoltare musica anche quando si è offline. Amazon è per antonomasia il “tagliatore di prezzi” e offre già servizi di streaming musicale ai suoi membri Prime per 7.99$, mentre ai proprietari di Echo addirittura a soli 3.99$ al mese.

Altri big hanno deciso di entrare in questo settore acquistando attori che sono già presenti sul mercato ma che navigano in cattive acque. Tidal, servizio acqusito nel 2015 dal famoso rapper Jay Z e che ha sempre fatto molta fatica ad affermarsi, ha recentemente venduto il 33% delle proprie azioni alla Sprint Corporation, azienda che si occupa di telecomunicazioni e che punta a creare una sinergia fra i brand grazie al suo vasto pool di clienti. Soundcloud, altro servizio accusato di finire in bancarotta entro la fine dell’anno fa molta gola a Big G che potrebbe anche decidere di spendere una somma come 500 milioni di dollari pur di rimettere in piedi il servizio.

Promozione musicaleTutto questo accade mentre Spotify fatica a portare a casa dei dividendi. Negli ultimi due anni il colosso digitale ha portato a casa due grosse perdite. Si dice però che non sia necessario avere un’azienda profittevole per presentarla in borsa. Billboard (famosa rivista musicale inglese) paragona Spotify a Netflix che prima del proprio IPO nel 2002 non ha mai portato a casa profitti di nessun tipo, mentre ad oggi è valutata più di 50 miliardi di dollari. Se ci fate caso i servizi che offrono sono davvero molto simili, si occupano semplicemente di settori paralleli. In ogni caso l’IPO di spotify è davvero molto atteso e si pensa che comunque andrà modificherà il mercato della musica. Sia che vada alla Snapchat sia che invece risulti un flop. Interessante sottolineare anche che il 6 marzo Spotify ha annunciato i 50 milioni di abbonati.

Apple music invece è arrivato sul mercato nel 2015 e a differenza di Spotify ha sempre avuto grossissime crescite annuali, questo in parte grazie alla possibilità di ascoltare album in esclusiva sulla piattaforma. Bisognerà però vedere la reazione alla decisione di Lucian Grainge, capo della Universal, di non usufruire più di servizi di musica in streaming.

In tutto questo i Social Media hanno a loro volta un ruolo nello sviluppo dell’industria?

Assolutamente. In particolare Facebook ha recentemente assunto Tamara Hrivnak, famoso avvocato specializzato in licenze nel settore musicale scippato a Google, in particolare YouTube. Questo fa pensare che i video musicali caricati sulla piattaforma distribuiranno proventi agli artisti stessi in base alle visualizzazioni, concetto totalmente estraneo ad oggi per Facebook.

Questo farà una grossissima concorrenza a YouTube che ad oggi con i video musicali ottiene moltissime visualizzazioni. Basta pensare che la top 10 dei video più visti su YouTube è completamente formata da videoclip musicali. Quindi questa mossa di Facebook è davvero aggressiva.

Altro particolare interessante di nuovo introdotto da Facebook è Live Audio, interessantissimo miglioramento che proietta la piattaforma sempre più nella multimedialità e che io sono davvero curioso di provare. Il suono e l’audio erano stati un po’ bistrattati negli ultimi anni, mentre ora tornano al centro delle future strategie di Facebook. Live Audio permette di creare podcast esattamente come quello che state ascoltando ora e darà la possibilità a tante emittenti radiofoniche e appassionati di qualsiasi genere di far sentire la propria voce con una facilità impressionante.

Ci dai 5 consigli su come fare una buona comunicazione online per chi organizza eventi o gestisce locali?

Promuovere concerti muscialiCerto. È importante capire che essere presenti sui social network è ormai quasi un obbligo per chi organizza eventi. Bisogna quindi prenderli con professionalità.

Il primo consiglio è quindi quello di creare di contenuti di qualità. Foto, video, grafiche (soprattutto le grafiche) e anche la grammatica dei vostri post devono essere praticamente perfetti. Nel caso in cui non abbiate tempo, nei limiti del possibile affidatevi a professionisti del settore e non a parenti vari. I social media hanno algoritmi che decidono quali contenuti possono risultare più appetibili di altri, quindi è necessario essere sempre aggiornati sui cambiamenti anche minimi annunciati dalle piattaforme nel modo in cui i loro algoritmi ragionano.

C’è chi afferma che in 5 cose che dici 4 devono divertire e una deve essere quella che vuoi effettivamente dire. Io credo molto in questo modo di vedere i social. Cercate di capire che chi vi segue non vuole vedere sempre e solo offerte o inviti. Create contenuti che possano informare e appassionare i vostri fan e ogni tanto fategli presente anche i vostri appuntamenti.

Anche il più piccolo concerto o festival può avere un buon seguito quindi non aspettate l’ultimo momento per pubblicizzare i vostri eventi. Più tempo avete e più persone possono venirlo a sapere. Continuate inoltre a creare contenuti da postare all’interno dell’evento stesso, questo perché ogni volta che posterete tutti i partecipanti riceveranno una notifica, quindi l’attenzione potrà rimanere molto alta.

Dirette live e video sono il mezzo a cui affidarsi nel 2017. Fate video in verticale anche se utilizzate una reflex, e andate in diretta per fare annunci di un nuovo festival, oppure se siete al concerto che avete organizzato. Per fare una promozione a pagamento, trovate dei videomaker e fatevi fare un breve video teaser in cui si annunciano tutte le band che parteciperanno, non promuovete direttamente l’evento. È costoso e inefficace. Su Instagram invece documentate il tutto tramite foto e video durante e dopo l’evento.

Se siete una band o un locale vi conviene fare team up. Cosa voglio dire? Nel momento in cui si organizza un concerto e si crea l’evento facebook fate in modo che appaia sulle pagine di entrambi senza creare eventi paralleli che possono creare non pochi disguidi. Per fare in modo che l’evento appaia sulle pagine di tutti, aggiungete come co-organizzatore dell’evento chi è amministratore della pagina della band o del locale, che potrà poi a sua volta inserire la pagina come organizzatore.

Siate concisi nel testo di un post, l’attenzione di chi vi segue cala dopo appena 70 caratteri.

Quali altri aspetti sono cambiati nella musica di oggi?

Un’altro degli aspetti affascinanti che stanno cambiando nella musica è decisamente il crowdfunding! In Italia abbiamo una bellissima realtà, con cui ho il piacere di collaborare, che è Musicraiser, azienda fondata da Giovanni Gulino, la voce di Marta sui Tubi, e dalla sua compagna Tania Varuni.

Cos’è il crowdfunding?

Carlo Alberto BiasioliIl crowdfunding è una sorta di finanziamento collettivo anticipato. Quando un artista o una band ha un progetto ma non ha i fondi necessari per finanziarlo, può ricorrere ai propri fan chiedendo di credere nel progetto in cambio di una ricompensa che riceverà successivamente. Tutti riceveranno ciò per cui hanno donato. Molto spesso quindi si acquistano in prevendita dischi non ancora realizzati e che una volta stampati vengono spediti direttamente a casa del donatore. Ci sono anche fan più accaniti che decidono di donare anche più di 250€ alla volta, ottenendo in cambio concerti privati o pomeriggi da passare assieme ai propri idoli.

In Italia Musicraiser è la prima piattaforma che permette di dare vita ai sogni degli artisti più poveri, ma deve scontrarsi con una visione del crowdfunding completamente negativa e ovviamente tutta italiana. Qui da noi si pensa che fare crowdfunding sia un modo di chiedere l’elemosina, modo di pensare che a me personalmente fa venire la pelle d’oca. In tutto il resto del mondo questa pratica è abbondantemente utilizzata e ha dato vita ad alcuni dei progetti più intelligenti mai creati, mentre qui da noi ha sfortunatamente una vita durissima.

In particolare Musicraiser per sopravvivere trattiene il 10% della somma totale richiesta dall’artista, ma la somma viene corrisposta solo se si raggiunge o si supera il 100% del finanziamento richiesto. Nel caso in cui non ci si riesca le donazioni vengono restituite ai finanziatori.

Quindi il crowdfunding e lo streaming estingueranno le etichette discografiche?

No, in nessuna maniera, anzi lo streaming è la ragione principale per cui le grandi major hanno avuto risultati tanto positivi nel 2016. Come ho già anticipato, nel momento dell’IPO di Spotify (che sia settembre 2017 o ad inizio 2018) molte etichette saranno tentate di investire soldi in questa azienda.

Il crowdfunding non spaventa, anzi da molte più opportunità a chi non ha soldi per finanziarsi e far sentire la propria musica in una buona qualità audio e permette alle etichette di non dover rischiare troppo, trovando artisti che possono portare già progetti praticamente completi.

Se i social fossero esistiti negli anni 60 come avrebbero potuto influenzare il festival di Woodstock?

Questa è una domanda davvero interessante. Il primo festival di Woodstock già così è stato un evento di portata mondiale. Se il pubblico avesse avuto la possibilità di condividere e creare contenuti apposta per il festival io credo che ci sarebbe stato talmente tanto materiale che se si fosse voluto seguire tutto sarebbe servito un anno intero di vita.

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Note della puntata

L’oggetto citato da Carlo Alberto Biasioli all’inizio dello show è Amazon Echo.
Il sistema di crowdfunding musicale citato nella puntata è MusicRaiser.
Per contattare Carlo Alberto Biasioli i posti migliori sono Linkedin e Facebook.

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