Roberto Pasini

Grafica per non grafici

Scritto da Giorgio Minguzzi il 8 maggio 2016

Devi preparare le immagini dei tuoi post su Facebook ma non hai idea di come poterle fare?
Per fare le presentazioni power point usi le immagini che rubi dal web con i watermark sopra?
Vorresti pubblicare su twitter un’immagine di una citazione ma non sai come realizzarla?

Allora la puntata di oggi è fatta apposta per te. Parleremo infatti di “grafica per non grafici” con Roberto Pasini, un podcast realizzato per tutti quelli che devono produrre materiale grafico per il proprio sito web e per i propri social network, ma non hanno competenze approfondite di grafica e trattamento immagine.

Per chi non conoscesse Roberto Pasini, Roberto è un graphic designer italiano che ha deciso di vivere e lavorare a Parigi.

Roberto Pasini

Quanto è importante oggi un’immagine coordinata?

Tanto, tantissimo. Anche se la domanda dovrebbe essere: per chi è importante l’immagine coordinata? Infatti non è che tutti ne abbiano bisogno: oggi si ha la tendenza a sopravvalutare l’importanza della grafica, si inventano loghi, spesso brutti, per qualsiasi cosa anche la più insignificante.
Quindi la prima cosa da capire è se si abbia realmente bisogno di curare la propria immagine. Io resterei deluso nel vedere un volantino parrocchiale ben impaginato, o un menù della sagra della porchetta tutto patinato… certe cose devono rimanere brutte, è l’estetica che la gente si aspetta per apprezzarne l’autenticità.
Imagine coordinata
Una volta deciso che sì, la propria attività ha bisogno di comunicare in maniera professionale, non ci si può più limitare alla creazione di un logo, gli standard ormai sono molto più alti e il biglietto da visita con un logo carino non inganna più nessuno. Occorre produrre un’immagine coordinata, che è l’insieme di tutte le regole grafiche ed estetiche da applicare nei vari contesti. Faccio un esempio: dove va posizionato il logo? Quanto margine va lasciato attorno? Quale font usare nei documenti? Di che dimensione e colore? Se devo fare delle magliette aziendali, di che colore devono essere? Se devo fare una presentazione, quale effetto di transizione devono avere le slide? Se devo usare delle immagini, le uso a colori o in bianco e nero? A tutta pagina o con una cornice? E mille altre cose importantissimi per dare uniformità e quindi per darsi riconoscibilità.
Nelle grandi aziende l’immagine coordinata viene pensata anche per la comunicazione interna, spesso con regole diverse dalla comunicazione esterna, per fare percepire ai propri dipendenti l’identità aziendale e lo spirito di appartenenza.

Qual è la cassetta degli attrezzi che devo avere per avere un’immagine coordinata: il tema del ppt? la carta intestata? Il biglietto da visita? L’immagine grande sulla pagina facebook?

Grafica per non graficiDipende da chi sei e da cosa fai. Di solito tutti hanno logo, carta intestata, biglietti da visita. Alcuni si fanno preparare anche la cartelletta, il blocco appunti, la penna, la t-shirt etc. A volte servono le serigrafie per l’auto aziendale, o l’insegna, o il manifesto pubblicitario.
L’immagine coordinata in sé è un documento che torna utile come linea guida per realizzare qualsiasi cosa, in qualsiasi momento. Guardare le immagini coordinate degli anni ‘70 delle grandi aziende è un’esperienza magica, è come leggere il libretto delle istruzioni delle pubblicità. Cercate “brand identity style guides” su Google e vedrete! (http://www.logodesignlove.com/brand-identity-style-guides)

Quindi rifacendosi all’immagine coordinata i social media cosi e i cosi designer che li seguono possono produrre centinaia di cover facebook e twitter con coerenza. Su internet c’è un turnover continuo di contenuti, non si può più preparare una cosa che resti quella a lungo, quindi è ancora più importante avere delle linee guida che rendano la comunicazione coerente e riconoscibile.

Un caso recente e secondo me ben riuscito, che fa capire la differenza tra logo e immagine coordinata, e la loro differente importanza, è quello di Enel. Il nuovo logo in sé è mediocre, sembra Google no? Però ha tantissime possibilità di declinazione e l’elemento che lo caratterizza non è statico, ma è il raggio luminoso formato da alcune barre. Lo si capisce bene guardando il video nell’home page di Enel, dove ci sono tante parole diverse, con colori diversi, ma se ne riconosce sempre l’appartenenza.

Con quali criteri si scelgono i colori?

Con quali criteri scegliere i colori aziendaliPrima di tutto dobbiamo capire le sensazioni da comunicare, gli stati d’animo da indurre, che non hanno necessariamente a che fare con il nostro prodotto. Pensa se la British Petroleum si fosse fatta il logo nero come il petrolio anziché verde come l’ambiente…
Poi dobbiamo scegliere un colore che richiami queste sensazioni e che non sia già inflazionato nel nostro settore di mercato. Chi arriva dopo è meno avvantaggiato, per questo la redbull, nonostante abbia il logo rosso, ha scelto di diventare riconoscibile per il blu e il grigio alluminio, visto che il rosso era già inesorabilmente Coca-cola.
Logo BP - Immagine coordinataInoltre si possono fare delle analisi di mercato sui colori più vendibili per il proprio prodotto, ma occorre valutare anche il contesto culturale di applicazione, infatti colori diversi richiamano concetti diversi nei vari paesi del mondo.
Molto alla buona: i colori caldi esprimono energia, quelli freddi tranquillità, le tinte scure eleganza quelle chiare leggerezza.
Se si scelgono più colori, e di solito almeno due occorre sceglierne, si può giocare tinta su tinta per tenere un tono formale e calmo, o sui contrasti per esprimere allegria e forza.

Quali strumenti free puoi suggerire per creare i vari attrezzi che ci sono in questa cassetta?

CanvaPremetto che per raggiungere livelli professionali è indispensabile l’uso dei pacchetti Adobe, che non hanno un vero concorrente oggi, ci sono comunque molti strumenti facili e gratuiti che ci aiutano a raggiungere un livello buono con competenze basse.
Il più apprezzabile è sicuramente Canva: facilissimo da usare, con moltissimi layout già impostati, ci aiuta a realizzare impaginazioni… ma non a fare foto ritocco! Per quello c’è Pixlr, che ha il grande vantaggio di somigliare molto a Photoshop quindi il passaggio dall’uno all’altro risulterà più facile.
Per disegnare loghi è molto comodo GraphicSpring, dove chi si accontenta di rinunciare all’abito su misura trova tante icone pronte per essere personalizzate e usate in dieci minuti.
Ma bisogna sempre tenere a mente che gli strumenti sono l’ultima parte del lavoro: la prima, quella impegnativa, è capire e delineare quello che si vuole comunicare e come. Gli strumenti servono solo a perfezionarlo, realizzarlo ed eventualmente rifare tutto daccapo.

Dove posso recuperare delle immagini da usare nelle mie creazioni?

Ci sono decine di siti che oggi regalano stock fotografici e li potete trovare digitando su Google “free stock photos”. Sono mediamente brutte foto, non a caso le regalano, ma ce ne sono un paio che le selezionano: il mio preferito è unsplash.com, ma anche gratisography.com non è male.
Parte di un’immagine coordinata può essere anche l’effetto da dare alle foto: in bianco e nero, virate su un colore, vintage, oppure sempre e solo un dettaglio, oppure che non si veda mai il volto delle persone, oppure che ci siano solo persone magre, o solo paesaggi, o soto quadri… dipende. Quindi anche quando scegliete una foto, va fatto curandovi delle linee guida della vostra comunicazione. E nel caso le foto vanno adattate.
Per le icone c’è flaticon.com che è ben rifornito.

Quali criteri posso usare nella scelta dei font?

Font SquirrelDi solito si lavora in font pairing. Che significa? Che si utilizza un font per i titoli e un altro per i testi, e di solito si scelgono i due font da famiglie diverse. Le famiglie più conosciute sono Serif (come Times New Roman o Georgia) e Sans-serif (come Arial, Tahoma, Helvetica). Oggi va molto la famiglia Display, che sono quei font a bastone molto larghi e tondi, ma sono sicuro che passeranno di moda tra qualche anno.
Comunque, per il font dei testi ovviamente occorre scegliere qualcosa di leggibile, per quello dei titoli si può prendere qualcosa di più artistico, passami il termine. Cioè dovendo scrivere cose più corte, se produciamo che ne so dei vestiti per adolescenti, è il caso di scegliere un font magari poco leggibile ma più allegro… non è un problema.
Mai scegliere più di due font, questa è una regola aurea.

Altri criteri importanti di cui tenere conto: la licenza del font, o la comprate o scegliete font a licenza libera (su FontSquirrel ne trovate di bellissimi). Scaricare un font piratato e sperare di usarlo, dal momento che sul vostro pc si vede bene, vi creerà infiniti problemi in stampa, nei siti, ogni volta che passerete il file a qualcun altro, ogni volta che metterete mano ai vecchi file.
Font Ligatures
E infine guardate che abbiano tutte le varianti che vi servono: bold, italic, semibold, thin. E che abbiano tutti i caratteri che vi servono: se il font è gratuito e il designer è americano, non è detto che abbia pensato a mettere la “a accentata”, oppure se vi rivolgete anche al mercato francese controllate che ci sia la “ç”.
I font migliori hanno anche le ligatures, ovvero certi caratteri quando vengono scritti di seguito si fondono in un unico carattere che li rappresenta entrambi in maniera più attraente, leggibile o interessante. Molte volte si legano le “ff”, “ft”, “st”.

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Note della puntata

Se vuoi saperne di più su Roberto Pasini puoi iniziare dal suo sito Kalamun.org
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Per quanto riguarda gli strumenti e i riferimenti da lui citati:

Il corso di “Grafica per non grafici” lo trovate invece nel catalogo corsi di Digital Update.

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