Come scaricare le fatture di Facebook, di Amazon e di Google.

Fatture Facebook, Google, Amazon: IVA e aspetti fiscali per chi lavora con i grandi del Web

Scritto da Giorgio Minguzzi il 14 agosto 2017

Fatture dei Facebook ads, fatture di Google adwords, gli introiti dell’affiliate marketing, con IVA, senza IVA, il modulo Intrastat: che mal di testa!
Se c’è una cosa che ho sempre fatto fatica a digerire è la parte burocratico-amministrativa del mio lavoro.
Fatture, tasse, adempimenti continui e in perenne cambiamento, alla sola vista mi viene già la nausea.
Una giungla in cui è difficile orientarsi ma che siamo obbligati ad attraversare se vogliamo lavorare con il digitale.

Ti è piaciuta la puntata? Dillo su Twitter.

Ho visto diverse aziende rinunciare ai prezzi convenienti di Amazon perché per una fattura dal Lussemburgo il loro commercialista si sarebbe messo le mani nei capelli. Ne ho viste altre dare in pasto a freelance inesperti attività di Search Engine Marketing che potevano fare tranquillamente in casa, solo per poter ricevere una fattura dall’Italia e non dall’estero. Ho sentito le più stravaganti teorie per evitare di pagare le tasse sui proventi dell’affiliate marketing e mi son chiesto: magari non sono il solo a cui servirebbe un po’ di chiarezza su questi argomenti.

Come gestire la fatture di Facebook e Google
Magari non sono il solo a ritrovarmi confuso quando si parla di Intrastat, reverse charge e più in generale di tutta la fiscalità che gira attorno ai grandi del Web. In fondo è Agosto, nessuno ascolta i podcast in Agosto e posso anche permettermi di fare una puntata un po’ più tecnica che senza offendersi aspetterà gli ascoltatori del podcast al loro rientro dalle vacanze.

Così ho chiesto a Vivena Ricci Maccarini di venirci incontro e di aiutarci a fare chiarezza su questi aspetti facilmente incontrabili da chiunque lavori con in vario modo con il digitale.
Per chi non conoscesse Vivena Ricci Maccarini, Vivena è un Dottore Commercialista che svolge, oltre alla propria professione, l’attività di docente in corsi di formazione professionale in materia contabile e fiscale.
Per praticità riporto qui gli appunti della conversazione, segnalandovi che non sono stati rivisti dall’autore.

Come scaricare le fatture di Facebook

[Giorgio] Quando facciamo pubblicità online, sfruttando per esempio Google AdWords oppure le piattaforme di Facebook, Linkedin e Twitter, a un certo punto scopriamo che sulla fattura non è applicata l’IVA. Al suo posto di solito c’è una nota in cui chi emette fattura specifica che è il cliente che deve versare l’IVA, ai sensi dell’articolo 196, direttiva 2006/112/CE del Consiglio. Questo articolo disciplina il cosiddetto “reverse charge”. Ci puoi spiegare di che si tratta e perché entra in gioco con questo tipo di aziende?

[Vivena] Occorre precisare che per l’applicazione del reverse charge si presuppone che il committente/cliente sia un soggetto con partita iva diversamente non entra in gioco questa disciplina.

Il reverse charge IVA è un meccanismo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) in cui l’obbligo dell’imposizione fiscale viene traslato dal venditore all’acquirente con la modalità dell’inversione contabile, pertanto il debitore di imposta diventi il committente anziché che il cedente.

Rappresenta una deroga al principio generale secondo il quale il debitore dell’IVA verso l’erario è il soggetto che effettua l’operazione, che secondo le regole ordinarie, emette la fattura con l’applicazione dell’imposta esercitando il diritto di rivalsa; per le operazioni per le quali è prevista l’applicazione del reverse charge l’assolvimento dell’IVA invece è posto a carico dell’acquirente, ovvero lo stesso soggetto che ha diritto anche alla detrazione.

Il reverse charge è un meccanismo contabile e fiscale che ha lo scopo di eliminare l’evasione dell’IVA e consentire l’assolvimento dell’imposta nel territorio italiano, paese dove si trova il committente.

Cos’è e come funziona? In termini pratici il reverse charge IVA rappresenta quel meccanismo tecnico contabile per effetto del quale:

  • il venditore o cedente o prestatore emette fattura senza addebitare l’imposta (come normalmente dovrebbe fare) applicando la norma che prevede l’utilizzo del regime del reverse charge (articolo 17 comma 6 del DPR n. 633/1972).;
  • l’acquirente o destinatario integra la fattura ricevuta con l’aliquota di riferimento per il tipo di operazione fatturata e, allo stesso tempo, procede con la duplice annotazione nel registro acquisti (fatture di acquisto) e nel registro vendite (fatture emesse).

Preciso però che il legislatore ha previsto che :

  • Se il fornitore è stabilito in un altro Stato UE: si effettua sempre l’integrazione del documento ricevuto
  • Se il fornitore è stabilito in un Paese extra UE: si deve procedere con l’autofattura (art.17, co.2 del DPR n.633/72).

Ad esempio la fattura che normalmente il committente soggetto passivo italiano riceve da Google è emessa da Google con sede a Dublino, Irlanda, pertanto non reca addebito di Iva e sulla fattura c’è l’annotazione di “Servizi soggetti a inversione contabile. Iva a carico del destinatario in conformità all’articolo 196 della direttiva 2006/112/EC

L’articolo 196 della direttiva recita: “L’IVA è dovuta dai destinatari soggetti passivi di servizi di cui all’articolo 56, o dai destinatari, identificati ai fini dell’IVA nello Stato membro in cui è dovuta l’imposta, di servizi di cui agli articoli 44, 47, 50, 53, 54 e 55, se i servizi sono resi da un soggetto passivo non stabilito in tale Stato membro.”

Scaricare le fatture di Facebook Ads[Giorgio] Siamo soggetti a sanzioni se non adempiamo al versamento dell’IVA?

Con il D.lgs. n.158/2015 in vigore dallo scorso 1° gennaio 2016 sono state ridefinite le regole che disciplinano, oltre all’ambito penale, il sistema sanzionatorio per le violazioni di natura amministrativo tributaria nell’ambito del meccanismo di reverse charge, introducendo una maggiore proporzionalità tra la misura della sanzione e la gravità della violazione.

In tema di sanzioni applicabili e di ravvedimento operoso invece valgono le disposizioni contenute nell’articolo 6 del D.Lgs. 471/1997 ed in particolare nel comma 2 e nei commi 9-bis, 9-bis1, 9-bis2 e 9-bis3.

La norma prevede che, qualora in presenza dei requisiti prescritti per l’applicazione dell’inversione contabile l’imposta relativa ad una cessione di beni o ad una prestazione di servizi sia stata erroneamente assolta dal cedente o prestatore il cessionario/committente non è tenuto all’assolvimento dell’imposta, ma è punito con la sanzione amministrativa compresa fra 250 euro e 10.000 euro.

La sanzione, pertanto, grava in capo al cessionario/committente ovvero a colui che ricevere la fattura con evidenza dell’IVA. Di tale sanzione il cedente/prestatore ne risponderà solo in via solidale.

Inoltre il cessionario/committente, qualora non abbia limitazioni di sorta (dovute, ad esempio, all’applicazione del pro rata), conserva il diritto di detrarre l’IVA sulla fattura erroneamente emessa e, inoltre, non è tenuto egli stesso ad assolvere l’imposta.

Qualora l’applicazione dell’imposta nel modo ordinario anziché mediante l’inversione contabile è stata determinata da un intento di evasione o di frode ai danni del fisco del quale sia provato che il cessionario o committente ne era consapevole (sia che siano causati da comportamenti adottati dal cedente/prestatore sia dal cessionario/committente) la sanzione che va dal 90% al 180% dell’imposta non correttamente evidenziata in fattura. E’ imputabile al cessionario/committente unicamente nel caso in cui sia provato che lo stesso “era consapevole” dell’intento di evasione o di frode che ha generato l’errore.

Sono previste particolari specifiche sanzioni diverse a seconda dei diversi casi di detraibilità o no dell’imposta:

  • Nell’ipotesi di piena detraibilità dell’imposta, se l’omissione del regime dell’inversione contabile non ha alcun effetto sull’imposta la sanzione si applica in misura proporzionale dal 5% al 10% dell’imponibile, con un minimo di 1.000 euro.
  • Nell’ipotesi di indetraibilità totale o parziale dell’imposta in capo al cessionario o committente, è prevista l’applicazione di una sanzione proporzionale che va dal 90% al 180% dell’imposta indetraibile avendo omesso di applicare il meccanismo di inversione contabile.

Come comportarsi con le fatture di Amazon, Facebook, GoogleInfine, la norma prevede che in caso di operazione soggetta al regime dell’inversione contabile per la quale non sia ricevuta fattura o sia ricevuta fattura irregolare, si applicano le disposizioni finora dette, qualora “entro il trentesimo giorno successo” allo scadere del quarto mese dalla data di effettuazione dell’operazione (in ipotesi di mancato ricevimento della fattura) o, “avendo il fornitore emesso fattura irregolare“, entro i trenta giorni successivi, il cessionario o committente non informi l’Ufficio competente nei suoi confronti, provvedendo ad emettere l’autofattura o apposito documento integrativo, ed assolvere l’imposta entro lo stesso termine. Inoltre, la mancata regolarizzazione nei termini di legge fa scattare la sanzione del 100% dell’imposta non regolarizzata, con il minimo di 250 euro.

Si precisa, che la soglia di evasione dell’IVA oltre la quale scatta il reato è ora di 250 mila euro (riferita al medesimo periodo di imposta). Per l’omesso o insufficiente versamento di IVA la sanzione è pari al 30% dell’importo non versato (art. 13, D.lgs 471/1997). Si applica a tutti i tipi di versamenti (saldi, acconti, liquidazioni mensili e trimestrali, da dichiarazione annuale etc) anche se l’importo non versato è definito a seguito di accertamento.

[Giorgio] Nel caso delle piattaforme pubblicitarie online, possiamo sia acquistare che vendere spazi pubblicitarie. In entrambi i casi bisogna applicare il reverse charge. Ci puoi fare due esempi pratici, ovvero:

  1. come versiamo l’IVA quando siamo acquirenti?
  2. come dobbiamo fatturare nel caso in cui stiamo invece vendendo uno spazio pubblicitario?

[Vivena] Vediamo i due casi distinti.

Caso in cui siamo acquirenti. Il soggetto acquirente, invece, riceverà una fattura da euro 1.000 ma la registrerà integrandola con l’IVA, che nel nostro esempio ipotizziamo pari al 22%.

In contabilità, l’acquirente registrerà quindi due operazioni: l’acquisto e l’autofattura.
Per l’acquisto redigerà la seguente scrittura in partita doppia:

  • Merci conto acquisti e IVA su acquisti a Fornitore esente Reverse charge IVA;

Per l’autofattura, invece, procederà come segue:

  • Cliente per autofattura a Vendite fittizie di merci e IVA su vendite.

Il soggetto acquirente evidenzia l’IVA sia in dare che in avere, neutralizzando così l’operazione.

Caso in cui siamo venditori.

Preciso che quanto all’obbligo di fatturazione, le operazioni di commercio elettronico diretto non sono riconducibili a nessuno dei casi di esonero dagli obblighi di certificazione previsti dalla normativa Iva pertanto andrà emessa regolare fattura. Per quanto riguarda l’iva, le prestazioni di servizi rese attraverso mezzi elettronici rientrano tra le fattispecie che, dall’1.1.2010, devono considerarsi tassabili in relazione alla regola generale del luogo di tassazione nel Paese di stabilimento del committente.

Di conseguenza tali prestazioni, qualora :

  • siano eseguite nei confronti di privati consumatori vanno comunque documentate attraverso l’emissione della fattura ed applicazione di iva.
  • siano rese a soggetti passivi stabiliti in altri Stati comunitari o in Stati extracomunitari, sono da considerare fuori del campo di applicazione dell’Iva per carenza del requisito territoriale.

Fatture Facebook: consigli sulla fiscalità[Giorgio] Oltre a questo, se non erro, bisogna in entrambi i casi compilare il modulo INTRASTAT, che avrebbe dovuto essere abolito quest’anno ma in realtà è ancora in vigore. Cos’è questo modulo? Dobbiamo predisporlo noi o ci pensa il commercialista?

[Vivena] Il modello Intrastat è una dichiarazione che riporta le operazioni intracomunitarie di vendita e acquisto effettuate da un titolare di partita IVA nei confronti di soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro della UE in un dato periodo di tempo.

Il modello Intrastat può essere presentato con cadenza mensile o trimestrale.

Il fattore che ne definisce la cadenza è il valore delle transazioni registrate nell’ultimo trimestre o mese: se il valore è maggiore di 50.000 euro la presentazione deve essere mensile, nel caso contrario trimestrale.

Nel caso di presentazione mensile, questa deve avvenire il 25 del mese successivo alla registrazione delle transazioni. Per i contribuenti trimestrali si considera il 25 del mese successivo al trimestre.

L’invio del modello Intrastat deve avvenire in maniera telematica da un intermediario abilitato. Una volta abilitati si può provvedere anche da soli all’invio.

Per gli acquisti di beni intra UE i contribuenti interessati devono compilare il modello INTRA-2 nel periodo di riferimento. Per le vendite MODELLO INTRA – 1.

[Giorgio] Passiamo per un attimo dalla pubblicità all’e-commerce, parlando del più grande player internazionale: Amazon. Prima di farti qualche domanda comincio con una precisazione: da maggio 2015 – e cioè da quando Amazon ha aperto una succursale in Italia – sugli acquisti non è più applicabile il sistema del reverse charge e quindi in fattura viene addebitata regolarmente l’IVA. La domanda che ti volevo fare però riguarda le vendite, ovvero: se vendo attraverso Amazon come mi devo comportare con le fatture? C’è differenza fra vendite a privati e aziende? E fra residenti U.E. e non U.E.?

Vivena Ricci Maccarini[Vivena] Innanzitutto direi che è bene precisare che il commercio elettronico indiretto (quando la cessione avviene per via telematica ma la consegna del bene avviene attraverso i canali tradizionali con la consegna fisica della merce) è assimilato alle vendite di beni a distanza mentre il commercio elettronico diretto (quando la vendita e la consegna del prodotto avviene in via telematica grazie all’uso di internet) rientra nel novero delle prestazione di servizi.

[…]

[Giorgio] Amazon, oltre ad essere l’e-commerce per eccellenza, ha anche uno dei programmi di affiliazione più utilizzati al mondo. Per intenderci, un programma di affiliazione consente agli aderenti di promuovere dei prodotti e di ricavare una percentuale sulla vendita. Il meccanismo è più complesso, ma non è questa la sede per approfondire. La domanda però è: come devo fatturare i miei compensi? Perché qui rientra in gioco il reverse charge.

[Vivena] Ogni qualvolta si riceve un corrispettivo per l’attività di pubblicità si ha l’obbligo di emettere fattura senza addebitare l’IVA ad Amazon Europe Core Sarl. Amazon Europe Core Sarl si avvarrà del meccanismo del reverse charge (inversione contabile spiegata in precedenza) per corrispondere l’IVA su questi servizi.

[…]

[Giorgio] Nel caso in cui stiamo fatturando noi un compenso, dobbiamo anche spedire fisicamente la fattura?

[Vivena] Il documento fattura una volta emesso va sempre inviata al committente ma può essere spedita sia fisicamente che telematicamente a mezzo pec.

[Giorgio] Ora arriviamo a una questione un po’ complessa, ovvero come dobbiamo “strutturarci” fiscalmente per poter svolgere queste attività essendo in regola. Abbiamo parlato di:

  • creazione campagne pubblicitarie e acquisto spazi online
  • vendita spazi pubblicitari
  • vendita online, in questo caso tramite Amazon
  • affiliate marketing.

Presumiamo queste non siano attività occasionali ma abituali, perciò dovremo aprire – o avere – partita IVA. Puoi dirci – a tuo avviso, perché so che questa non è una scienza esatta – quali sono i codici ATECO da indicare per queste attività, quale cassa previdenziale – INPS gestione separata o ordinaria? – e se è necessaria l’iscrizione alla Camera di Commercio?

[Vivena] Se voi state già esercitando un’attività professionale di lavoro autonomo (avvocato, commercialista, architetto, geometra, consulente, informatico, etc.) con autonoma partita Iva, l’attività di gestione pubblicitaria tramite Google Adsense rappresenterà per voi un’attività accessoria, che dovrà essere comunicata all’Agenzia delle Entrate, attraverso l’indicazione di un secondo codice attività legato alla promozione di spazi pubblicitari in internet.

Per questi soggetti è importante sottolineare che è escluso l’obbligo di pagamento dei contributi previdenziali se il professionista è già iscritto ad altra forma previdenziale. Sia i professionisti che già pagano la Cassa di Previdenza del proprio ordine o albo che i lavoratori dipendenti (full time), non sono tenuti al versamento di altri contributi previdenziali.

In caso contrario, se non avete una partita Iva, è necessario avviare una vera e propria attività commerciale, per cui, oltre alla partita Iva è obbligatoria anche l’iscrizione al Registro delle Imprese, gestito dalla Camera di Commercio.

Il costo dell’iscrizione al Registro delle imprese ammonta a €. 35,50 per diritti e bolli, oltre al diritto camerale, ad oggi pari ad €. 53,00 se piccolo imprenditore ed ad €. 200,00 per gli iscritti nella sezione ordinaria.

Per gli esercenti attività commerciale, oltre agli adempimenti amministrativi è anche obbligatoria l’iscrizione a una forma previdenziale. Le opzioni sono due presso l’Inps: la Gestione Separata o la Gestione Commercianti.

Non bisogna però fare confusione, le due gestioni non sono alternative, ma la scelta dell’una o dell’altra è dipesa dal tipo di attività esercitata. Se l’attività svolta è al 100% di gestione di spazi pubblicitari, allora è obbligatoria la scelta della Gestione Commercianti dell’Inps; viceversa, se viene svolta sul web anche altra attività (web marketing, consulente informatico, tecnico web, etc.) e l’attività pubblicitaria tramite Google Adsense è soltanto accessoria, allora è prevista l’iscrizione alla Gestione Separata Inps.

Tra le due gestioni previdenziali Inps, sicuramente la Gestione Separata presenta dei vantaggi non indifferenti poiché i contributi si pagano in base al reddito che si produce (con aliquota del 27,72% sul reddito imponibile), mentre, nel caso della Gestione Commercianti, c’è un minimo fisso all’anno da pagare a prescindere dal reddito (circa €. 3.361,41), oltre a contributi aggiuntivi al superamento di un reddito imponibile di circa €. 15.000.

Ad un solo fine esemplificativo, citiamo alcuni codici attività da utilizzare possono essere alternativamente ed altri:

Codice attività Ateco 73.11.02 – “Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari”

Codice attività Ateco 73.12.00 – “Attività delle concessionarie pubblicitarie”

Codice attività Ateco 63.11.30 – “Spazi pubblicitari in Internet”

Aiutaci a far crescere il podcast!

Ti è piaciuta la puntata di oggi? Lascia la tua recensione su iTunes e iscriviti al podcast.

Se ascolti MERITA BUSINESS PODCAST su Stitcher o altre piattaforme puoi lasciare la tua recensione seguendo queste istruzioni. Grazie!

Fai conoscere MERITA BUSINESS PODCAST ai tuoi follower su Twitter!
Condividi il podcast

Note della puntata

Se vuoi contattare Vivena Ricci Maccarini e chiedere un chiarimento o una consulenza su uno di questi aspetti la cosa migliore è partire dal sito del suo studio: www.studioriccimaccarini.it

WordPress.com offre il 15% di sconto agli ascoltatori di Merita Business Podcast. Per poter godere di questo sconto, cliccate su questo link.

Commenti

11 commenti a “Fatture Facebook, Google, Amazon: IVA e aspetti fiscali per chi lavora con i grandi del Web”

  1. Gianni Venturini ha detto:

    Che macello!!!

    Una domanda che si potrebbe fare a Vivena (molto carina, tra l’altro…) oppure come spunto per una prossima puntata è la seguente:
    siccome spesso ci si trova a fare più attività diverse contemporaneamente, per semplificare alcuni adempimenti tra INPS, fatturazione, costi scaricabili e tassazioni non è forse meglio farlo in forma di società anziché come professionista?
    Quale forma di società? Srl, Srls? Visto che costa caro aprirle, a partire da quale fatturato diventa conveniente?

    Grazie e buon lavoro!!

    1. Vivena ha detto:

      Ciao Gianni, rispondo in breve alla tua domanda.
      Optare per una forma societaria anzichè individuale non semplifica nulla, sicuramente la scelta va fatta valutando caso per caso perchè non c’è una regola, così anche per il tipo di società da costituire (ci sono pro e contro in tutte le forme, dipende dalle attività e dalla previsioni di fatturato e reddito). Purtroppo, non c’è un importo di fatturato minimo per cui risulta assolutamente conveniente costituire la srl/srls dipende sicuramente dal tipo di attività svolta nello specifico.
      Potrebbe sicuramente essere uno spunto per una prossima puntata, valutando nello specifico le differenze tra professionisti, artigiani e commercianti.
      Grazie a te, buona giornata!

  2. Matteo Pezzi ha detto:

    Bella puntata Giorgio, questo articolo è una perla.
    Peccato non averlo avuto quando avevo Amazon affiliate sul sito: avevo fatto un miliardo di ricerche su Google ma non avevo trovato nulla di nemmeno lontanamente così utile!
    Tutti dovrebbero leggerla

  3. Matteo Pezzi ha detto:

    E ottima idea anche mettere la trascrizione, solo con l’audio ci si perde tra i numeri, purtroppo commercialisti non si nasce

  4. Davide Bonetto ha detto:

    Ho un paio di domande dopo aver ascoltato questa interessantissima puntata:
    1-Nel caso di vendita di beni online al consumatore è davvero obbligatorio inserire nel pacco lo scontrino?
    2-Nel caso di vendita di beni online al consumatore extra UE si applica l’IVA come per gli acquisti Intra UE da parte di consumatori?
    Grazie

    1. Vivena ha detto:

      ciao Davide, rispondo alle tue domande.
      In ordine :
      1. e’ obbligatorio o scontrino o fattura accompagnatoria o ddt e fattura inviata anche successivamente.
      2. si nel caso di consumatore senza partita iva si applica IVA sia se UE che Estra UE.
      Grazie a te, buona giornata.

      1. Vivena ha detto:

        Extra UE, chiaramente è un refuso.

  5. Giovanni ha detto:

    Argomento veramente ostico ma spiegato in modo chiarissimo, complimenti!

    Ascoltando il podcast mi sono sorte tre domande:
    1) Sono iscritto a un albo professionale pertanto con Cassa previdenza autonoma. In questo caso, in fattura, oltre a non applicare l’IVA, non devo applicare il contributo previsto dalla cassa come normalmente faccio per le prestazioni professionali?

    2) Oltre ad alcuni proventi da affiliazioni come Amazon ho foto in vendita presso agenzie microstock. Anche in questo caso procedo alla fatturazione come nel caso delle affiliazioni?

    3) Chiaramente, sia i proventi da affiliazione che da microstock, sono di importi minimi rispetto all’attività professionale. In caso contrario cosa comporterebbe?

    1. Vivena ha detto:

      ciao Giovanni,
      rispondo alle tue domande, scusandomi per il ritardo.
      1) la cassa professionale hai obbligo di applicarla se l’attività svolta per amazon è quella dell’albo di cui fai parte per cui non vedo altra scelta, diverso sarebbe nel caso di inps gestione separata. Occorre solo verificare (anche se ne sono quasi certa) se amazon la ricomprende nel compenso o è da calcolarsi a parte (non credo).
      2) stessa fatturazione
      3) direi nulla, se l’attività è la stessa

      Resto a disposizione.
      Grazie per le domande.
      Vivena

  6. Massimiliano ha detto:

    Complimenti per le spiegazioni e per il podcast.
    Vorrei fare una domanda pratica alla Dott.ssa Vivena. Sono un soggetto a partita IVA. Amazon mi ha proposto diversi metodi per lavorare con loro. Io ho scelto di inviargli la merce al deposito mentre lui vende nel sito. Ora fiscalmente qual’è la via più corretta e semplice da percorrere?
    – Prendo un registro dei corrispettivi
    – Faccio una bolla conto deposito e fatturo via via che gli articoli vengono venduti.
    Grazie per la risposta.

    1. Vivena ha detto:

      Io, per praticità, consiglio di fare bolla conto deposito per i beni inviati ad deposito ed emettere le fatture man mano che vendi. A mio parere è più semplice ed immediato.
      Resto a disposizione. Grazie per la domanda.
      Vivena

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Digital PR: l'ufficio stampa serve ancora?

Digital PR: l'ufficio stampa serve ancora?

18 settembre 2017
Email marketing con MailChimp: la potenza dell'automazione gratis per tutti

Email marketing con MailChimp: la potenza dell'automazione gratis per tutti

11 settembre 2017
Cos'è Quora e come può essere utile per promuovere la tua attività

Cos'è Quora e come può essere utile per promuovere la tua attività

04 settembre 2017