Social Media Manager: sempre da solo

Chi è e cosa fa il Social Media Manager

Scritto da Giorgio Minguzzi il 30 gennaio 2017

Spesso il social media manager è da solo. Si occupa di tutti gli aspetti legati al digitale: Facebook, LinkedIn, Twitter, Pinterest, Instagram e persino Snapchat. Dalla programmazione dei post alla redazione dei contenuti, dalla creazione delle infografiche alla programmazione dei tweet.
Le organizzazioni più importanti, quelle che hanno capito che complessità si nasconde dietro a questo tipo di attività si dotano molte persone per i molti ruoli. Almeno così lo pensiamo noi, perché poi la realtà tante volte è diversa. Perché spesso e volentieri chi si occupa di digital deve fare tutto da solo, come un one-man-band che porta la grancassa sulle spalle, l’armonica in bocca e i piatti sulle ginocchia.

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Studiando PostPicker ho notato che l’attività sui social era curata e mi sono chiesto “chissà quanti sono a fare tutto questo lavoro”. Quando ho scoperto che dietro la direzione dei social c’era una sola persona, ho chiesto a Maurizio Lotito se l’intervento lo potevamo fare proprio su questo aspetto: come fai a fare tutte queste cose da solo?
Per chi non conoscesse Maurizio, Maurizio Lotito è Cofounder, direttore marketing e comunicazione, responsabile del product design, e social media manager di PostPickr.

Social Media Manager

Mi hanno insegnato che dirigere il social media marketing di un’azienda è come dirigere un’orchestra. Il problema è che alla fine molte volte questo lavoro lo fa una persona sola. Un one man band. Ma non solo, nelle aziende c’è l’idea che il Social media sia tutto gratis. pertanto la loro strategia è spesso considerata distaccata dalle altre attività di marketing dell’azienda: ma è davvero così?

Beh, davvero tanta roba in questa domanda Giorgio! Approfitto del tuo assist per cominciare con una provocazione e dare una news a tutti gli amici che ci stanno ascoltando: il Social Media Marketing, in realtà, non esiste, così come non esiste nemmeno l’e-mail marketing, il web marketing, l’influencer marketing, il content marketing e via dicendo (la lista potrebbe allungarsi a dismisura)

La verità, come entrambi sappiamo, è che esiste solo il Marketing.

I social media sono semplicemente uno dei tanti canali, magari tra i più efficaci, ma comunque un canale attraverso il quale veicolare le attività di marketing e comunicazione per raggiungere il proprio target, il proprio pubblico o i propri clienti.

Su questo tema ci ho scritto recentemente un post in cui mi assumo anch’io la responsabilità di utilizzare impropriamente questa terminologia, seppur per puro spirito di adattamento ad una consuetudine diffusa e ormai difficilmente estirpabile.

Il problema che denuncio in quel post è che spesso, da quanto vedo, l’uso di una terminologia errata finisce per coincidere con un errato approccio al marketing, quando si pensa che la gestione dei social media sia una disciplina a sè, e quindi come dicevi tu, un’attività separata dal marketing aziendale.

Sconto del 30% per PostPickrQuesto laddove esista un marketing aziendale e penso in particolare al segmento delle micro e piccole imprese italiane che, non dimentichiamo, costituiscono quasi il 90% del tessuto produttivo ed imprenditoriale italiano. Ecco io credo che ancor prima di puntare il dito sul ritardo nel processo di digitalizzazione delle pmi bisognerebbe parlare del deficit in termini di cultura di marketing, che a mio avviso è ancora più grave.

E qui mi riaggancio alla figura del social media manager, questa professione inedita venutasi a creare con la nascita e diffusione dei social media, una figura a cui si richiedono competenze trasversali, complesse e non lineari.

Mentre nelle grandi organizzazioni o agenzie il social media manager lavora insieme ad altre figure come copy, art director, community manager, analisti, etc. nelle micro e piccole imprese spesso è un solo professionista, quasi sempre un freelance, ad accollarsi e curare tutti gli aspetti del marketing,  dalla pianificazione strategica alla realizzazione esecutiva. Il famoso “one man band” di cui parlavi, un direttore di un’orchestra composta da lui stesso.

Infine, l’altra questione che sollevavi nella tua domanda è che per le imprese i social media siano “gratis”. Di gratuito nei social network c’è solo l’accesso al canale, il che comunque rappresenta una novità dirompente per chi si occupa di marketing. Certo, anche nell’offline esistono i cosiddetti “earned media”, ovvero canali non proprietari ad accesso gratutito attraverso i quali è possibile ottenere visibilità, penso ad esempio a tutte le attività che attengono alle Pubbliche Relazioni e ai rapporti con i media istituzionali. Ma se li paragoniamo ai social media in termini di accessibilità, portata, efficacia e misurabilità dei risultati, beh, non c’è partita.

Di contro, a fronte dei tanti vantaggi che i social media offrono, la loro gestione si è rivelata essere — come dicevamo prima —  un’attività complessa, che per produrre risultati tangibili e misurabili richiede organizzazione, competenze e soprattutto tempo da dedicare alla gestione.

Come si prepara un budget di social media marketing?

One man bandCominciando appunto dal considerare il fattore tempo come la voce principale di costo. Sui social media non si improvvisa e se si vuole essere veramente efficaci è necessario dedicare una figura apposita a questa mansione, anche se non necessariamente a tempo pieno.

In base poi alla singola organizzazione e dimensione aziendale, questa figura può essere un freelance esterno, un nuovo impiegato da assumere o una figura già organica all’azienda da formare e dedicare ad hoc.

Consiglio inoltre di mettere in conto almeno un corso di aggiornamento l’anno, dal momento che le piattaforme si moltiplicano, cambiano ed evolvono in continuazione, e stare al passo coi tempi spesso può fare la differenza rispetto ai competitori.

Sempre in tema di “presunta” gratuità dei social media, è tempo di prendere atto che la cosidetta “portata organica dei post”, ovvero il numero massimo di persone a cui gli algoritmi dei vari social decidono di mostrare i nostri contenuti, va sostenuta — attenzione, non “sostituita” come predicano alcuni — con un’attività mirata di sponsorizzazione dei post.

Basta anche un piccolo budget per partire ed ottenere subito risultati tangibili, e di conseguenza ottimizzare ed aumentare gradualmente l’investimento a fronte dei risultati raggiunti.

Dal punto di vista della produttività, personale o del team, va messo in conto anche l’acquisto di software cosiddetti di social media automation, che aiutino il social media manager nella parte esecutiva, in particolare nel gestire i tanti task ripetitivi ed improduttivi di cui è affollata la sua routine lavorativa. Qui il mio conflitto di interessi è evidente, ma strumenti come il nostro PostPickr o similari possono davvero far risparmiare fino al 70% del tempo necessario, tempo che potrà essere invece destinato alla parte più strategica, creativa ed analitica della gestione.

Infine, se non si dispone di particolari competenze di visual design, un abbonamento a banche di immagini/video/audio può risultare utile così l’acquisto di software di video/photo editing, che oggi sono diventati estremamente semplici ed intuitivi da utilizzare e consentono di ottenere un risultato (quasi) professionale.

Ci tengo ancora a sottolineare che pur sommate tra di loro, queste voci di spesa impegnano un budget comunque irrisorio se paragonato a quello necessario per raggiungere gli stessi risultati — e con la stessa efficacia — attraverso i canali ed i media offline.

Quali sono i criteri con cui si scelgono i social su cui investire il proprio tempo e come si prepara un piano editoriale che tenga conto dei “dialetti” che si parlano sui vari social?

Per quanto riguarda la presenza sui diversi social network, d’istinto mi viene da risponderti “sul maggior numero possibile di essi”, chiaramente in relazione alle risorse e al tempo disponibili. In gergo tecnico si chiama omnicanalità.

Per quanto ultimamente si stia assistendo ad una corsa verso l’omologazione, con i social network  — Facebook in primis — che tendono ad imitarsi, e a replicare le funzioni altrui, sono convinto che ciascuno di essi offra delle opportunità peculiari che possono essere colte da tutti, a patto di saperle sfruttare nel modo giusto.

E per sfruttarle nel modo giusto intendo appunto predisporre un piano editoriale nel quale i contenuti vengano correttamente declinati in base alle caratteristiche di ciascun social, i famosi “dialetti” di cui parlavi tu.

Facebook pur svolgendo il ruolo di acchiappa-tutto dal punto di vista delle funzionalità disponibili nasce e rimane come social media che mette al centro le persone e le loro relazioni, privilegiandole sopra ogni altro aspetto. Il suo algoritmo è costruito per mostrarci tutto ciò che ci è affine in termini di persone, interessi e comportamenti, privilegiando chi già appartiene alla nostra rete di conoscenze reali. Possiamo considerarlo il social network generalista per eccellenza, dove però è impensabile oggi non esserci, così come negli anni 80 era impensabile per un’azienda non comparire nell’elenco telefonico.

Twitter invece costruisce le relazioni sulla base dei contenuti e delle informazioni. Le conversazioni che si generano su twitter vengono aggregate per argomenti di interesse e non sulla base di una relazione già esistente. Grazie agli hashtag ad esempio, chiunque può partecipare ad una conversazione ed entrare in contatto con utenti sconosciuti che condividono i nostri stessi interessi. Non dimentichiamo infine l’altra caratteristica principale di Twitter, ovvero quella di fornire i contenuti in tempo reale, quindi può diventare uno strumento prezioso per chi ha esigenze di stare sempre sul pezzo.

LinkedIn invece è il social network nato per mettere in collegamento tra loro professionisti, lavoratori ed aziende, ed è utilissimo per promuovere le relazioni con i propri stakeholders, curare la reputazione di un brand, condividere competenze, esperienze e traguardi lavorativi raggiunti, accedere ad informazioni specifiche di settore, e via dicendo.

Altri social network si caratterizzano per il fatto di puntare su un particolare formato dei contenuti che gestiscono e mi riferisco ad esempio a YouTube per i contenuti video, a SoundCloud per quelli audio, a Instagram, Pinterest e Flickr per i contenuti di tipo fotografico o illustrativo.

E non dimentichiamo di annoverare nell’elenco anche le app di messaggistica, che nel 2016 hanno per la prima volta superato i social network in termini di traffico totale generato. Piattaforme come WhatsApp, Messenger o Telegram offrono una serie di opportunità incredibili per fare customer care e supporto al cliente e l’avvento e la diffusione dei bot darà un ulteriore impulso all’utilizzo di questi canali da parte delle aziende.

In definitiva il calendario editoriale deve tenere conto di tutte queste differenze e fare leva sulla specifiche caratteristiche di ogni social network, contemplando contenuti non solo conformi in termini di formato (testo, audio, video, immagini, etc.) ma anche nel tono di voce, nella frequenza di pubblicazione e nella distribuzione dei temi e degli argomenti trattati.

Generare contenuti è un compito meno facile del previsto. Molti non sanno cosa dire. Da dove trai ispirazione per post e tweet?

Confermo che la fase di ricerca e creazione di contenuti è compito impegnativo e complesso e che la sindrome del foglio bianco è sempre dietro l’angolo, in agguato e pronta a colpirti.

L’antidoto per combatterla si chiama Calendario Editoriale, ovvero la capacità di pianificare in anticipo la pubblicazione dei contenuti in base agli obiettivi, ai temi, ai format, e ai canali di distribuzione stabiliti nel piano editoriale.

Nel mio caso, ho cominciato ripartendo la comunicazione in quattro macro-categorie:

  1. news, report ed approfondimenti di settore, nella quale seleziono e raccolgo i post che reputo più rilevanti ed utili per la nostra community di riferimento, prodotti sia da professionisti noti e influenti, ma anche e soprattutto dai membri della community di PostPickr, al fine di promuovere le relazioni interne e la reciproca visibilità
  2. comunicazioni aziendali, dedicata in generale allo storytelling della nostra startup e del nostro prodotto. Qui veicolo tutte le news aziendali, gli aggiornamenti del prodotto, le anticipazioni, i reportage delle nostre partecipazioni ad eventi pubblici, la rassegna stampa e web, la ricondivisioni di menzioni/citazioni particolari ricevute sui social, etc.
  3. consigli, tutorial e how-to relativi al nostro tool e ad altri complementari;
  4. ed infine una rubrica di puro intrattenimento, che mi serve per alleggerire la comunicazione e all’interno della quale raccolgo ad esempio vignette divertenti, meme, citazioni, immagini motivazionali, che siano comunque coerenti con il mio settore.

Ho infine stabilito un “peso” ed una frequenza di pubblicazione per ciascun argomento, in base al canale social di destinazione.

Ecco, in sostanza il calendario editoriale è questo: una guida che ti aiuta a focalizzarti sulla selezione e produzione dei contenuti, contenuti che andranno ad alimentare rubriche già definite e programmate per la pubblicazione, che mi garantiscono costanza e coerenza nella comunicazione.

Venendo al nocciolo della tua domanda, fatta salva la comunicazione aziendale — sulla quale evidendentemente non ho grosse difficoltà a trovare ispirazione — per produrre il resto dei contenuti faccio riferimento a diverse fonti che reputo autorevoli e di qualità, che possono essere blogger, aziende, brand, media, magazine.

Monitoro e seleziono i contenuti sia dai loro blog che dai loro account social. Prima di ricondividerli curo molto la personalizzazione ed il lancio del post, cercando di aggiungere il più possibile un mio commento o uno stimolo all’interazione, evidenziando il passaggio più importante del post, taggando/menzionando l’autore, cercando insomma di aggiungere ulteriore valore.

Quando proprio sono diciamo così, a “corto di carburante”, o di contro, se voglio infittire il calendario editoriale, compenso con attività di reposting di contenuti evergreen o che hanno performato meglio in precedenza, oppure ricorro ad operazioni “cross-channel”, riposto cioè i contenuti già pubblicati su altri social, ovviamente cercando di adattarne il formato ed il messaggio.

Chiudo con un ultima osservazione: è vero, a prescindere dalla frequenza, la costanza di pubblicazione è un aspetto importante, perché contribuisce alla percezione di affidabilità e dà consistenza alla nostra attività sui social. Ma è altrettanto vero che saltare di tanto in tanto qualche giorno o incappare in qualche “buco di pubblicazione” non è un dramma, anzi, proprio come avviene nella musica, può aggiungere ritmo al flusso della comunicazione.

Come misuri i risultati dei tuoi sforzi?

Come ho spiegato all’inizio, per quanto importante, l’attività sui social è UNA delle componenti della strategia di marketing e comunicazione, per cui le metriche social vanno prese ed inquadrate nel contesto ed in base agli obiettivi stabiliti nel Piano Editoriale.

Nel nostro caso specifico ed in questa fase del nostro progetto, ci siamo focalizzati nell’utilizzare i social per migliorare il servizio di assistenza e supporto al cliente. In questo contesto abbiamo affiancato ed integrato i social con gli altri canali tradizionalmente deputati al customer care, come l’email, skype o il sistema di ticketing interno alla nostra piattaforma.

La prima cosa a cui presto attenzione è la capacità di offrire risposte, il più possibile tempestive, a tutte, e sottolineo *tutte*, le richieste e gli stimoli che in vario modo ci arrivano tramite i social. A seguire, faccio un’analisi qualitativa del sentiment e del grado di apprezzamento/soddisfazione ottenuto. Qui faccio un lavoro basato quasi esclusivamente sul mio “fiuto” e sulla mia percezione personale: vista la dimensione attuale della nostra community, posso ancora permettermi di fare diciamo così “a mano” un’analisi puntuale e diretta.

Per il resto mi affido ai dati di analytics offerti dalle varie piattaforme, in particolare a quelle di Facebook, in primis perché la ritengo la piattaforma più rappresentativa del nostro pubblico di riferimento, poi perché è quella che offre la sezione Insight più completa e dettagliata di tutti.

Una delle metriche che controllo più frequentemente è la portata organica settimanale dei post e della pagina. Specifico settimanale, perchè a mio modo di vedere, fissarsi  — ed aggiungo, frustrarsi — sulla reach organica di ogni singolo post ha poco senso. Ogni singolo post fa (o dovrebbe far) parte di una strategia più ampia di comunicazione, che va valutata quindi nel suo complesso e in un periodo di riferimento più lungo.

Il ragionamento che faccio è questo: mi accontento che tutti o la maggior parte dei follower vedano almeno uno dei miei post nell’arco di una settimana, piuttosto che sperare che un singolo post venga visto da tutti i miei follower.

Poi ovviamente controllo la crescita e soprattutto la composizione/tipologia dei nuovi follower: della serie, preferisco averne pochi, anche pochissimi, ma che siano in target con il mio pubblico di riferimento.

Infine un’altra attività che svolgo periodicamente è comparare le performance della mia pagina con quelle dei miei principali competitor, in termini di crescita, produzione di contenuti e livello di interazione con essi. Mi aiuta ad avere un punto di riferimento con cui confrontarmi e contemporaneamente a monitorare e tenere il passo della concorrenza.

Dei social che hai menzionato, quale ti sta dando più soddisfazioni? Ci sveli qualche trucco del mestiere che ti sembra più efficace di altri?

Direi in primis Facebook e a seguire Twitter. Le ragioni sono tante, in parte le abbiamo anche accennate.

Ad esempio, su Facebook la mossa che ritengo sia stata vincente, che se vuoi è anche il “trucco del mestiere” a cui facevi riferimento, è stata quella di creare da subito un gruppo di discussione dedicato agli utilizzatori di PostPickr, che abbiamo intitolato appunto “Using PostPickr”.

Uno spazio più “intimo” dove chiedere consigli, scambiare esperienze, richiedere assistenza, suggerire miglioramenti, segnalare bug e via dicendo, che è stato molto apprezzato dai nostri utenti che hanno preso a frequentarlo e utilizzarlo da subito.

I gruppi Facebook offrono molteplici vantaggi ed opportunità, ed a mio avviso il loro potenziale è ancora sottovalutato. Certo, in veste di amministratore, sei costretto ad esporti in prima persone e a metterci la faccia, ma questo aspetto, se ben gestito, può rivelarsi un gran vantaggio, soprattutto se hai bisogno di farti conoscere e di creare fiducia.

Nel nostro caso è stato fondamentale, soprattutto agli inizi, quando avevamo un prodotto immaturo tutto da testare, correggere e migliorare. Il gruppo è servito a mettere in stretto contatto noi fondatori con i primissimi utilizzatori, i famosi early adopters, e far sentir loro quanto per noi fossero importanti.

Ho favorito così la creazione dello spirito di community, nel quale gli utenti si sentivano parte attiva integrante del progetto e delle sue sorti, e questo ha generato per noi un valore incredibile. Il gruppo si è rivelato una fonte preziosissima per attingere i feedback degli utenti e costruire così insieme un prodotto su misura delle loro reali esigenze. Poi, proprio perchè nel gruppo non parla il brand ma una persona, si sono create opportunità per coltivare nuove relazioni sia personali che professionali.

Non dimentichiamo poi che in generale i gruppi di FB godono di una visibilità molto più alta e generano molto più coinvolgimento, vuoi perché ci sono le notifiche (chiaramente per coloro che hanno scelto di riceverle), vuoi perchè le interazioni compaiono nel newsfeed degli amici che appartengono allo stesso gruppo, etc.

Un altro trucco del mestiere ad esempio, consiste nel condividere i post della pagina nel gruppo, chiaramente facendo attenzione a scegliere solo quelli che possano essere di reale interesse in quel contesto. Le interazioni che si ricevono nel gruppo quasi sempre sono superiori a quelle del post pubblicato dalla pagina ma comunque si vanno a sommare ad esse, migliorando così portata e ranking dei contenuti.

Hai una routine quotidiana per renderti più efficiente e se non l’hai come ordini le priorità?

Ci sto provando Giorgio, ma nel mio caso specifico è molto difficile riuscire ad impostare una routine quotidiana. In realtà la gestione dei social media rappresenta una parte minoritaria delle attività di cui mi occupo. Sai, siamo ancora una piccola startup composta solo dai tre fondatori, e ciascuno di noi tre si occupa a tutto tondo del suo settore specifico.

Devo occuparmi di tutto ciò che riguarda il marketing, la comunicazione istituzionale, il design del prodotto, le pubbliche relazioni, i rapporti con i possibili investitori e via dicendo, sia dal punto di vista strategico che puramente e meramente operativo e produttivo.

Quello che faccio per arginare il caos e non affidarmi all’improvvisazione è compilare tante task-list, ciascuna per ogni macro-categoria, e di giorno in giorno decido quale categoria ha la priorità in base allo scenario del momento che ricordo, per una startup, è sempre fluido, mutevole e spesso imprevedibile.

Alcune attività hanno la priorità su altre, in primis l’assistenza ed il supporto al cliente per il quale siamo sempre disposti a cambiare l’agenda giornaliera. Se c’è da rispondere ad un ticket, risolvere un problema, assistere e consigliare un cliente o semplicemente ringraziarlo per una menzione positiva, ecco, questo di default ha la priorità sui restanti task, qualunque essi siano, anche se si tratta di spostare un appuntamento con un potenziale investitore.
Social Media Marketing

Ogni mestiere ha una cassetta degli attrezzi, nella tua cosa c’è?

Beh, ovviamente in alto in alto nella mia personale cassetta degli attrezzi non può che esserci PostPickr. È lo strumento che uso per gestire e pianificare le pubblicazioni sui social, scoprire e condividere contenuti dalle mie fonti, analizzare i risultati e, spero a breve grazie alle prossime release, anche per moderare le conversazioni nella nostra community.

Per tradurre le mie idee in immagini utilizzo Photoshop insieme ad un uso smodato e distorto di Keynote, il contraltare di Power Point made in Apple per capirci, col quale faccio davvero di tutto, dalle immagini di copertina dei nostri account, ai visual di ogni tipo, a video-animazioni e per finire, sì, anche le presentazioni.

Per la messaggistica, sia interna al team che con la mia rete professionale utilizzo principalmente Messenger, Telegram e ultimamente stiamo anche sperimentando Slack.

Per la gestione dei task interni utilizziamo Trello, in combinazione con la suite di Google Drive per la gestione ed archiviazione della documentazione.

Un’altra applicazioni che uso spesso è Pocket, per salvare ed archiviare tutti i contenuti di interesse in cui mi imbatto sul web.

Ci racconti un errore che hai fatto dal quale hai imparato una lezione importante per il tuo lavoro?

Ti dirò, la lezione più importante che ho imparato professionalmente è proprio quella di non aver timore di fare errori. Che è meglio iniziare subito, sbagliare subito, imparare e reagire subito, piuttosto che aspettare che il lavoro sia perfetto ed esordire troppo tardi, e magari scoprire che non venga apprezzato quanto immaginavamo.

Mi è venuta in mente un’immagine molto efficace che circola in rete e che mette a confronto cosa la gente pensa del successo e quello che invece le persone di successo sanno. Ovvero che la strada che porta al successo è sempre tappezzata da fallimenti e che non esiste una via che ti porti dritto all’obiettivo senza fare errori, come invece la maggior parte della gente pensa.

Per me, che ero e continuo ad essere ahimè un perfezionista è stata una lezione dura da imparare e non ti nascondo che sto ancora lavorando su me stesso per non incappare nell’errore di restare paralizzato dal dubbio o impiegare troppo tempo a perfezionare un’idea prima di sottoporla ad una validazione esterna.

Ho anche imparato che le mie aspettative personali spesso molto più alte di quelle effettivamente richieste. Ti faccio proprio l’esempio di Postpickr, per il quale ho anche curato lo sviluppo dell’interfaccia grafica ed in generale dell’esperienza utente.

Ancora oggi, valutandola nel suo complesso, la ritengo ampiamente lontana dalla mia applicazione ideale. Ci sono alcuni aspetti di usabilità o alcuni dettagli di natura estetica che addirittura mi imbarazzano, non te lo nascondo. Se penso poi al primo prototipo andato online mi metto le mani nei capelli che non ho!

Eppure, per assurdo, uno dei punti di forza di PostPickr maggiormente indicato dai nostri utenti è proprio il design e l’intuitività dell’interfaccia, soprattutto se paragonato a strumenti ben più maturi ed affermati del nostro (e qui ogni riferimento al nostro amico gufetto è casuale).

Da questo punto di vista la svolta è stata l’aver scoperto ed adottato la mentalità tipica di una startup, nella quale la velocità di esecuzione è altrettanto importante quanto la qualità dell’esecuzione stessa.

In gergo tecnico viene definito metodo Lean, che significa snello, agile, e consiste nel realizzare un prototipo dell’idea nel minor tempo possibile, che consenta di raccogliere quante più informazioni possibili dai potenziali clienti, e quindi di validare l’idea stessa. Il processo prevede cicli continui di sviluppo, testing e sperimentazione, e relative correzioni, miglioramenti o addirittura stravolgimenti dell’ipotesi iniziale.

Ho imparato quindi a considerare l’errore — e la sua gestione — come qualsiasi altra parte del processo produttivo. A tal proposito, e concludo, una delle mie citazioni preferite è quella del fisico premio Nobel Niels Bohr che recita: Un esperto è un uomo che ha fatto tutti gli errori che sia possibile compiere in un campo molto ristretto.

Se lo dice lui…

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